Lettura del vangelo: racconto in cucina

Pensi che io sia bello? Che dici?”, chiese bruscamente lo chef Erpang nella cucina sul retro. Era alto 1 metro e 70 e pesava quasi 90 kg. Ridemmo e dicemmo scherzando: “Sì, sì, sì. Sei così bello…”. Dopo aver riso, ricordai il discorso di una sorella sull’essere una persona onesta, ascoltato in un incontro di qualche tempo fa. Disse che una persona onesta chiama sempre le cose col loro nome. Così risposi sinceramente allo chef Erpang: “Sei visibilmente grasso e per nulla bello”. Sentendo la verità, posò il cucchiaio e si avvicinò a me. Mise una delle sue forti braccia intorno al mio collo e disse: “Zhang, dillo di nuovo!” Sapevo che eravamo in buoni rapporti, così gli dissi ancora coraggiosamente: “Anche se mi strangoli, non sei bello e sei visibilmente grasso”. Dopo aver ascoltato la mia onesta valutazione, non ebbe altra scelta che lasciarmi andare. Ciò suscitò altre risate.

Quel pomeriggio, mentre mi recavo in Chiesa per un incontro, mi sentivo di buon umore. Era la prima volta che praticavo l’onestà da quando avevo iniziato a credere in Dio, un anno fa. Oggigiorno, tutti danno per scontato che quelli che dicono cose molto carine siano popolari e quelli che parlano in modo molto diretto siano impopolari, e ciò valeva anche per me. Dopo essermi comportato così quel giorno, pedalavo con facilità. Non appena entrai nel salotto della casa di riunione, dissi entusiasta ai fratelli e sorelle: “Oggi ho praticato la verità dell’essere una persona onesta…”. Dopo aver ascoltato la mia esperienza, tutti sorrisero a trentadue denti. Poi una sorella disse: “Questa non significa essere una persona onesta”. “Che cosa? Non significa essere una persona onesta? Essere una persona onesta non vuol dire chiamare le cose col loro nome?”. Ho chiesto, perplesso. Lei rispose: “Essere una persona onesta significa astenersi dall’impurità nel nostro discorso e dire la verità. Esatto. Ma soprattutto, non dovremmo avere alcun inganno nei nostri cuori e avere relazioni normali con gli altri. Non prendere la via di mezzo. Non essere disonesti o furbi. Non agire in maniera subdola. Quando si tratta di interessi personali, spesso rinunciamo alla nostra intenzione di essere onesti. …”.

Al termine dell’incontro, mentre andavo al lavoro, ho riflettuto sui principi dell’essere una persona onesta che erano stati condivisi. Ho pregato Dio in silenzio dicendo: “O Dio! Attraverso la condivisione della sorella ho capito la verità sull’essere una persona onesta. Possa tu organizzare le persone, le questioni e le cose per addestrarmi e farmi diventare un uomo veramente onesto”. Dio ascoltò la mia preghiera e organizzò una situazione del genere poco dopo…

Lettura del vangelo: racconto di cucina

Un giorno, dopo la colazione, come al solito, stavo preparando gli ingredienti per cucinare, mentre il capo, lo chef Erpang, e altri colleghi erano tutti occupati. Avendo tagliato la carne a fette, ho ricordato che le fette di maiale cotte due volte avevano venduto molto bene il giorno prima, quindi avrei dovuto prepararne di più. Così guardai in frigorifero tra la carne congelata, ma non riuscii a trovare il maiale, neanche dopo aver cercato ripetutamente per parecchio tempo. Rimasi sorpreso: “Perché? Dov’è la carne? Ricordo che il capo l’ha comprata ieri. Si è fatta crescere le zampe ed è scappata?”. Quando chiusi il frigorifero, mi venne in mente all’improvviso che il maiale era ancora nella pentola a vapore grande, quindi andai subito a vedere. Avevo appena aperto il coperchio quando fui sorpreso da un odore di topi morti. Lo chiusi rapidamente; mi batteva il cuore. “Sono nei guai! Sono nei guai! Sono nei guai! Oltre 10 kg di carne sono stati rovinati. Che cosa posso fare?”, pensai. Ero spaventato a morte. Proprio nel momento sbagliato, il capo si avvicinò improvvisamente a me. Si accigliò e chiese: “Perché c’è un odore di topi morti?” Non osai rispondere, perché non sapevo cosa dire. Non chiese altro e se ne andò. Poi dissi velocemente allo chef Erpang: “In realtà, l’odore dei topi morti che il capo ha appena annusato è…”. Quindi aprii la pentola a vapore. “Ragazzo! Perché sei stato così negligente? Come hai potuto dimenticare di togliere la carne ieri? …”, disse lo chef Erpang a voce alta, sorpreso. Lo interruppi ansiosamente: “Ehi! Smettila! Cosa farò? Sono oltre 10 kg di carne”. Ci pensò per un secondo, e rispose calmo: “Non importa, Lao Zhang. Sono esperto in queste cose. Ascoltami. Lavala prima in acqua fredda, poi mettila immediatamente nel congelatore. Possiamo venderla lo stesso”. Lo feci immediatamente, ma un pensiero mi assalì dopo aver lavato diversi pezzi di carne: “Non significa ingannare la gente? Devo ammettere il mio errore con il capo, come farebbe un uomo aperto e onesto, perché è sicuramente colpa mia”. Ma poi cambiai idea e pensai: “Se il capo lo scopre, non si limiterà a diminuire il mio stipendio, ma mi insulterà anche”. A questo ultimo pensiero, dissi esitando allo chef Erpang, “O… potrei anche dire la verità al capo?”. Lo chef Erpang si affrettò a intervenire: “Lo hai detto a me, è abbastanza. Ti diminuirà lo stipendio se lo viene a sapere, e probabilmente ti rimprovererà”. Disse proprio quello che stavo pensando, così abbandonai subito la mia debole idea di informare il capo. Poi continuai a lavare frettolosamente la carne.

Verso le 2 del pomeriggio, tornando al mio dormitorio, pedalavo a stento perché sapevo di aver commesso un errore. Tornato a casa, il mio disagio divenne difficile da sopportare. All’improvviso pensai alla mia ultima preghiera, in cui avevo pregato Dio di organizzare una situazione per farmi praticare l’onestà. Pensai: “Giusto! A prima vista, il fatto che mi è capitato è stata semplice sfortuna, ma se riesco a cercare la verità ed essere onesto in conformità con la volontà di Dio, la mia vita spirituale crescerà, cosa che non potrebbe accadere comprando cose materiali”. Dopo aver pensato a ciò, venni davanti a Dio per pregare: “O Dio! Hai risposto alla mia ultima preghiera. Ma quando oggi mi è successa questa cosa, il mio cuore non si era placato davanti a Te per cercare la verità, quindi questa faccenda mi esaurito mentalmente e fisicamente. Ora, per come si sono evolute le cose, temo che il capo indaghi per scoprire chi è responsabile. O Dio! Ti prego di darmi una direzione…”. Dopo la preghiera, mi sono venute alcune parole delle Dio che fanno parte dei principi associati all’essere una persona onesta: “Sincerità significa donare il vostro cuore a Dio, mai imbrogliarLo; essere franchi con Lui in ogni cosa, senza mai nascondere la verità; mai fare ciò che inganna i superiori e illude i subordinati e mai fare ciò che serve soltanto a ingraziarsi Dio. In breve, essere sinceri vuol dire astenersi dall’impurità nelle vostre azioni e parole, e non ingannare né Dio né gli uomini”. E la parola di Dio dice anche: “Ogni volta che fai qualcosa, devi esaminare se le tue motivazioni sono rette. Se sei capace di agire conformemente alle disposizioni di Dio, allora il tuo rapporto con Dio è normale. È il criterio minimo. Se, esaminando le tue motivazioni, dovesse emergere che sono sbagliate ma sei in grado di volgere loro le spalle e agire conformemente alle parole di Dio, allora diventerai uno che è giusto dinanzi a Dio, e ciò sarà prova della normalità del tuo rapporto con Lui, nonché del fatto che tutto ciò che fai è per amore di Dio e non per te stesso. Ogni volta che fai o dici qualcosa, devi rettificare il tuo cuore, essere giusto e non lasciarti guidare dalle emozioni o agire secondo la tua volontà propria. Sono questi i principi di condotta dei credenti in Dio”. Le parole di Dio mi hanno fatto capire che una persona onesta è capace di mettere tutto di fronte a Dio e accettare le osservazioni di Dio. Lui o lei è innocente e aperto/a davanti a Dio, e non c’è ipocrisia, menzogna o imbroglio in quello che dice e fa. Dimenticare di togliere la carne dalla pentola è stata una negligenza nel mio lavoro; è stato un mio errore, semplice. Tuttavia, quando il capo ha capito che era successo qualcosa e ha chiesto spiegazioni, ho pensato solo ai miei interessi personali e ho fatto finta di non sapere nulla a riguardo. Non significa ingannare? Per quanto mi sentissi in colpa, continuai a sopprimere deliberatamente il fatto per salvaguardare i miei interessi, non farmi incolpare dal capo ed evitare una diminuzione del salario. Non stava forse ingannando gli altri apertamente? Dio ha creato una situazione per sperimentare e mi ha detto come essere onesto, ma io mi sono tirato indietro e ho fatto ciò che mi ha detto di fare Erpang, che non è credente. Il mio comportamento è stato simile a quello di un non credente. Pensando a questo, ho deciso di scusarmi con il capo. Non importava se mi avesse diminuito lo stipendio o sgridato davanti ai colleghi, avrei dovuto ammettere la mia colpa, perché questo era il principio più elementare in base al quale io, un credente in Dio, dovevo agire.

Quando venne la sera, andai a lavorare di nuovo. Prima di indossare i vestiti da lavoro andai in cucina per scusarmi con il capo. Scoprendo che non era ancora arrivato, parlai prima con lo chef Erpang: “Ho deciso di confessare la mia colpa al capo”. Sentendo quello che ho detto, mi consigliò rapidamente: “L’hai già detto a me; è abbastanza. Se il capo lo scopre, non finirà bene per te”. Mi venne un po’ di ansia quando sentii queste parole, dal momento che non avevo mai parlato con il capo, tranne per questioni di lavoro, neanche dopo aver lavorato con lui per così tanto tempo. Ma quando pensai che a Dio piacciono le persone oneste e pensai alla determinazione di mettere in pratica la verità che avevo scoperto prima di andare al lavoro, il coraggio tornò di nuovo nel mio cuore e le parole dello Chef Erpang non ebbero effetto su di me. Poco dopo arrivò il capo, e solo il suono della sua voce mi fece galoppare il cuore. Così pregai Dio costantemente nel mio cuore e Gli chiesi di darmi coraggio. Poi andai da lui e, soffocando la mia sensazione di nervosismo, dissi: “Capo, devo confessare un errore che ho fatto”. Sorrise, perché non gli avevo mai parlato così seriamente e, inoltre, mi stavo scusando. Disse: “Di cosa si tratta?” “In realtà, l’odore di topi morti che hai sentito stamattina veniva dalla carne che ieri ho dimenticato di togliere dalla pentola a vapore. Mi dispiace”. Appena finito di parlare, mi sentii particolarmente sollevato e provai una gioia indescrivibile nel mio cuore. Inaspettatamente, dopo aver ascoltato le mie scuse, disse: “Oh, non importa. Fai attenzione la prossima volta”. Dall’espressione del suo viso, capii che non era arrabbiato e non aveva affatto intenzione di rimproverarmi. Allo stesso tempo, lo chef Erpang annuiva e mi sorrideva. Tutti questi risultati inaspettati mi permisero di assaporare la dolcezza dell’essere una persona onesta.

Una sera, qualche tempo dopo, stavo mangiando e parlando con lo chef Erpang e un altro collega. Durante la chiacchierata, lo chef Erpang bevve un sorso di birra e sospirò per l’emozione: “C’è una cosa che ammiro molto di te, Lao Zhang. Sei stato in grado di confessare il tuo errore al capo. … Io non sarei mai stato in grado di farlo”. Quindi si rivolse al nostro collega e chiese: “E tu?” Quest’ultimo scosse la testa dicendo: “Neanche io”. Nell’udire tutto ciò, silenziosamente nel mio cuore offrii le mie lodi a Dio: “Grazie a Dio! Se non fosse stato per la Tua guida, non avrei potuto farlo neanche io, perché ero anche una di quelle persone corrotte che non posseggono la verità e che hanno bisogno della salvezza di Dio”.


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