Una vita trascorsa a cercare fama e fortuna lascerà una persona disorientata davanti alla morte

3. Una vita trascorsa a cercare fama e fortuna lascerà una persona disorientata davanti alla morte

Grazie alla sovranità e alla predestinazione del Creatore, un’anima solitaria che all’inizio non possedeva nulla acquisisce dei genitori e una famiglia, la possibilità di diventare un membro della razza umana, di sperimentare la vita umana e di vedere il mondo; ha anche l’opportunità di fare l’esperienza della sovranità del Creatore, di conoscere le meraviglie del Suo creato e, soprattutto, di conoscere la Sua autorità e di sottomettervisi. La maggior parte delle persone, tuttavia, non coglie davvero questa occasione rara e fugace. L’uomo esaurisce l’energia di una vita intera a combattere contro il destino, passa tutto il tempo ad affaccendarsi per cercare di sfamare la propria famiglia e a fare la spola tra ricchezza e status. Le cose cui le persone tengono sono la famiglia, i soldi e la fama; le considerano gli elementi più preziosi della vita. Tutti si lamentano del proprio destino, eppure relegano ancora in un angolo della mente i quesiti più urgenti da esaminare e da capire: perché l’uomo è vivo, come dovrebbe vivere, qual è il valore e il significato dell’esistenza. Per tutta la vita, a prescindere dalla sua durata, le persone corrono qua e là in cerca di fama e di fortuna, finché la giovinezza non vola via, finché non diventano grigie e rugose; finché non capiscono che la fama e la fortuna non possono arrestare la discesa verso la senilità, che il denaro non può riempire il vuoto del cuore; finché non comprendono che nessuno è esente dalla legge della nascita, dell’invecchiamento, della malattia e della morte, che nessuno può sfuggire a ciò che il destino ha in serbo. Soltanto quando sono costrette ad affrontare l’ultimo momento cruciale della vita comprendono che, anche se si è milionari, anche se si è privilegiati e di alto rango, non si può sfuggire alla morte, che ognuno tornerà alla sua condizione originaria: un’anima solitaria che non possiede nulla. Quando si hanno dei genitori, si crede che siano tutto; quando si hanno delle proprietà, si crede che i soldi siano il proprio pilastro, la propria risorsa nell’esistenza; quando si ha lo status, vi si rimane saldamente aggrappati e si rischierebbe la vita per esso. Soltanto quando le persone stanno per abbandonare questo mondo si rendono conto che le cose che hanno perseguito per tutta la vita sono solo nuvole passeggere, impossibili da tenersi stretti e da portare con sé, incapaci di esonerarle dalla morte e di offrire compagnia o consolazione a un’anima solitaria sulla strada del ritorno e, soprattutto, di donare all’uomo la salvezza e di permettergli di trascendere la morte. La fama e la fortuna che una persona acquisisce nel mondo materiale danno una soddisfazione temporanea, un piacere passeggero, un falso senso di tranquillità, e fanno smarrire la strada. Così le persone, mentre si dibattono nel vasto mare dell’umanità, agognando la pace, il conforto e la tranquillità del cuore, vengono ripetutamente inghiottite dalle onde. Quando le persone devono ancora rispondere alle domande fondamentali – da dove vengono, perché sono vive, dove stanno andando eccetera –, finiscono per essere sedotte dalla fama e dalla fortuna, fuorviate e controllate da esse, irrimediabilmente smarrite. Il tempo vola; gli anni passano in un batter d’occhio; prima che una persona se ne renda conto, ha detto addio agli anni migliori della sua vita. Quando si è sul punto di lasciare il mondo, ci si rende gradualmente conto che tutte le cose al suo interno stanno scivolando via, che non ci si potrà più aggrappare a ciò che si possedeva; allora si capisce davvero di non possedere nulla, come un neonato che è appena venuto al mondo vagendo. A questo punto si è costretti a riflettere su ciò che si è fatto nella vita, su cosa valga la pena vivere, su cosa significhi, sul perché si sia venuti al mondo; a questo punto si desidera sempre di più sapere se ci sia davvero un aldilà, se il Paradiso esista veramente, se ci sia realmente una retribuzione… Più ci si avvicina alla morte, e più si vuole capire cosa sia davvero la vita; più ci si avvicina alla morte, e più il proprio cuore sembra vuoto; più ci si avvicina alla morte, e più ci si sente impotenti; così la paura della morte cresce giorno dopo giorno. Ci sono due ragioni per cui le persone si comportano in questo modo quando si avvicinano alla morte. Primo, stanno per perdere la fama e la ricchezza da cui è dipesa la loro vita, stanno per lasciarsi alle spalle tutte le cose visibili del mondo; secondo, stanno per affrontare, tutte sole, un mondo ignoto, una dimensione misteriosa e sconosciuta dove hanno paura di mettere piede, dove non hanno alcuna persona cara e nessun mezzo di sostentamento. Per queste due ragioni, tutti coloro che si trovano davanti alla morte si sentono a disagio, provano un panico e un senso di impotenza che non hanno mai conosciuto prima. Soltanto quando le persone raggiungono davvero questo punto si rendono conto che la prima cosa che occorre capire quando si mette piede su questa terra è da dove vengano gli esseri umani, perché siano vivi, chi governi il loro destino, chi provveda alla loro esistenza e abbia la sovranità su di essa. Queste sono le vere risorse nella vita, la base essenziale per la sopravvivenza umana, non imparare a provvedere alla propria famiglia o a conquistare la fama e la ricchezza, non imparare a distinguersi dalla massa o a vivere una vita più agiata, né tantomeno imparare a eccellere e a competere efficacemente con gli altri. Sebbene le varie capacità di sopravvivenza di cui le persone acquisiscono la padronanza durante la vita possano offrire una profusione di agi materiali, non portano mai vera pace e consolazione al cuore, bensì inducono gli individui a smarrire costantemente la direzione, ad avere difficoltà nel controllarsi, a perdere ogni opportunità di scoprire il significato della vita; e creano un sottofondo di difficoltà riguardo a come affrontare adeguatamente la morte. In questo modo, la vita delle persone è rovinata. Il Creatore tratta tutti in modo giusto, dando a ciascuno un’intera vita di opportunità per sperimentare e conoscere la Sua sovranità, eppure è soltanto quando la morte si avvicina, quando il suo spettro incombe su una persona, che essa comincia a vedere la luce, e allora è troppo tardi.

Gli uomini passano la vita a inseguire il denaro e la fama; si aggrappano a questi fili di paglia pensando che siano i loro unici mezzi di sostentamento, come se, possedendoli, potessero continuare a vivere, potessero esonerarsi dalla morte. Soltanto quando stanno per morire, tuttavia, si rendono conto di quanto queste cose siano distanti da loro, di quanto essi siano deboli davanti alla morte, di quanto facilmente vadano in pezzi, di quanto siano soli e impotenti, senza alcun luogo in cui rifugiarsi. Si accorgono che la vita non si può compr

Il Creatore tratta tutti in modo giusto, dando a ciascuno un’intera vita di opportunità per sperimentare e conoscere la Sua sovranità, eppure è soltanto quando la morte si avvicina, quando il suo spettro incombe su una persona, che essa comincia a vedere la luce, e allora è troppo tardi.

are con il denaro o con la fama, che per quanto una persona sia facoltosa, per quanto alta sia la sua posizione, tutti sono parimenti poveri e insignificanti dinanzi alla morte. Si rendono conto che il denaro non può comprare la vita, che la fama non può cancellare la morte, che né l’uno né l’altra possono allungare l’esistenza di una persona anche solo di un minuto o di un secondo. Più gli uomini ragionano in questo modo, e più desiderano continuare a vivere; più ragionano in questo modo, e più temono l’avvicinarsi della morte. Solo a questo punto si rendono davvero conto che la vita non appartiene all’uomo, che egli non ne ha il controllo e che non ha voce in capitolo sul fatto di vivere o di morire, che tutto ciò va oltre il suo governo.

4. Sottomettersi al dominio del Creatore e affrontare serenamente la morte

Nel momento in cui una persona nasce, un’anima solitaria inizia la sua esperienza di vita sulla terra, la sua esperienza dell’autorità del Creatore che Egli ha predisposto. Inutile dirlo, per l’individuo, per l’anima, questa è una straordinaria opportunità per acquisire la conoscenza della Sua sovranità, per arrivare a conoscere la Sua autorità e a sperimentarla personalmente. Gli uomini vivono la vita secondo le leggi del destino stabilite per loro dal Creatore e, per qualunque persona razionale con una coscienza, scendere a patti con la Sua sovranità e riconoscere la Sua autorità nel corso di diversi decenni sulla terra non è una cosa difficile da fare. Pertanto dovrebbe essere molto facile per ciascuno riconoscere, attraverso le proprie esperienze di vita nel corso dei vari decenni, che tutti i destini umani sono prestabiliti, e afferrare o riassumere cosa significhi essere vivi. Nel momento stesso in cui si imparano queste lezioni di vita, si arriva gradualmente a capire da dove venga l’esistenza, a comprendere di cosa il cuore abbia veramente bisogno, cosa conduca una persona al vero percorso di vita, quali dovrebbero essere la missione e l’obiettivo di un’esistenza umana; e si riconoscerà gradualmente che se non si adora il Creatore, se non ci si sottomette alla Sua autorità, quando si affronterà la morte – quando l’anima starà per rincontrare il Creatore –, il cuore si riempirà di paura e di inquietudine infinite. Se una persona è esistita nel mondo per diversi decenni ma non è arrivata a capire da dove venga la vita umana, se non ha ancora riconosciuto in quali mani si trovi il destino umano, non c’è da meravigliarsi che non sia in grado di affrontare serenamente la morte. Una persona che, dopo aver vissuto per diversi decenni, ha acquisito la conoscenza della sovranità del Creatore è un individuo che apprezza correttamente il significato e il valore dell’esistenza; un individuo con una profonda conoscenza dello scopo della vita, con una vera esperienza e comprensione della sovranità del Creatore; e, ancora di più, un individuo in grado di sottomettersi alla Sua autorità. Una persona simile capisce il significato della creazione dell’umanità da parte di Dio, capisce che l’uomo deve adorare il Creatore, che tutto ciò che egli possiede viene da Lui e a Lui tornerà un giorno non lontano da oggi; una persona simile comprende che il Creatore predispone la nascita dell’uomo e ha la sovranità sulla sua morte, e che sia la vita sia la morte sono prestabilite dalla Sua autorità. Così, quando si afferrano davvero queste cose, naturalmente si è in grado di affrontare la morte con serenità, di accantonare tranquillamente tutti i propri averi terreni, di accettare felicemente tutto ciò che segue e di sottomettervisi, e di accogliere l’ultimo momento decisivo della vita disposto dal Creatore, anziché temerlo ciecamente e lottare contro di esso. Se si considera la vita un’opportunità per sperimentare la sovranità del Creatore e per arrivare a conoscere la Sua autorità, se la si vede come una rara occasione di compiere il proprio dovere come essere umano creato e di realizzare la propria missione, si avrà necessariamente una visione corretta dell’esistenza, si condurrà una vita beata e guidata dal Creatore, si camminerà nella Sua luce, si conoscerà la Sua sovranità, ci si sottometterà al Suo dominio, si diventerà testimoni delle Sue azioni miracolose e della Sua autorità. Inutile dirlo, una persona simile verrà necessariamente amata e accettata dal Creatore, e soltanto un individuo di questo tipo potrà avere un atteggiamento sereno verso la morte e accogliere con gioia l’ultimo momento decisivo della vita. Giobbe, ovviamente, aveva questo genere di atteggiamento verso la morte; era nella posizione di accettare felicemente l’ultimo momento decisivo dell’esistenza e, avendo portato il viaggio della sua vita a una conclusione tranquilla e completato la sua missione nell’esistenza, tornò accanto al Creatore.

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