Come dovremmo credere in Dio per ricevere la Sua lode?

Appena avevo iniziato a credere, i fratelli e le sorelle mi dicevano che bisogna leggere le Sacre Scritture, glorificare Dio cantando inni, pregare tutti i giorni, rendere grazie prima di mangiare e per tutto. Ogni domenica bisogna andare in chiesa per gli incontri, predicare il Vangelo per avere più risultati, difendere il nome di Dio e seguire la Sua via. Solo in questo modo si possono ottenere le Sue lodi. Dopo che ho iniziato a credere, facevo in questo modo e vedevo che anche i fratelli e le sorelle seguivano questa direzione. Dopo alcuni anni, ho notato che quando Dio mi accordava la Sua grazia e la Sua benedizione ero colmo di felicità e Lo ringraziavo senza sosta, ma quando ero malato o in difficoltà diventavo debole e passivo ed ero contrariato nei Suoi confronti: perché non mi aveva protetto? Quando ero in difficoltà, perdevo la fede e ritenevo che credere fosse difficile, addirittura pensavo di diventare ateo, di seguire la corrente sociale, di vivere per far soldi e ho notato che anche i fratelli e le sorelle che credevano da anni erano nella stessa situazione. Ero perplesso: perché credevo in Dio da tanto e non solo la fede e l’amore verso di Lui non si erano rafforzati, ma la mia vita non era per nulla migliorata? Perché non avevo ricevuto la guida dello Spirito Santo? Credendo in questo modo, potevo ricevere la Sua lode? Come potevo credere in modo da conformarmi alla Sua volontà? Mi sentivo confuso e vulnerabile, non sapevo cosa fare.

Poi ho trovato la risposta in un libro che mi hanno dato i fratelli e le sorelle. C’era scritto: “La maggioranza delle persone crede che per avere una vita spirituale normale si debba pregare, cantare, nutrirsi e dissetarsi delle parole di Dio, o tentare di capire queste stesse parole. Non importa se conseguono dei risultati o una vera comprensione: costoro si concentrano solo sul fare le cose in maniera meccanica, esteriore, anziché sul risultato – sono individui che vivono dei rituali della religione e non all’interno della chiesa, e ancor meno appartengono al regno. Le loro preghiere, i loro canti, il loro nutrirsi e dissetarsi delle parole di Dio rispettano tutti le regole, essi sono obbligati a compierli e lo fanno stando al passo con le tendenze, non spontaneamente o con il cuore. Non importa quanto preghino o cantino: non vi sarà alcun risultato, poiché tutto quello che essi praticano sono regole e riti religiosi e non la parola di Dio. Concentrandosi solo sul metodo, e prendendo le parole di Dio come regole da osservare, questo genere di persona non pratica la Sua parola ma soddisfa la carne e compie azioni da esibire agli altri. Questo tipo di rito e di regola religiosi deriva dall’uomo, non da Dio. … Come le persone nella Chiesa delle Tre Autonomie che si limitano alla veglia mattutina quotidiana, alle preghiere serali, al rendere grazie prima dei pasti, all’esprimere gratitudine in ogni cosa e ad altre pratiche simili, non importa quanto facciano o pratichino, costoro non godranno dell’opera dello Spirito Santo”. Da questo passo ho capito che in passato consideravo la fede troppo semplice: leggevo le Scritture, pregavo, predicavo il Vangelo, ma queste erano solo formalità, mi concentravo solo sul metodo, non lodavo Dio con il cuore e onestamente, dunque non avevo ricevuto l’opera e la guida dello Spirito Santo, ma seguivo solo i rituali della religione, credevo solo seguendo le mie idee e la mia immaginazione. Dato che non capivo la volontà e le richieste di Dio, non avevo una relazione normale con Lui, non c’era da stupirsi se la mia fede e il mio cuore dopo tanti anni non erano ancora sinceri e la mia vita non era migliorata. Questo mi faceva pensare ai predicatori e agli scribi ebrei e ai farisei: questi studiano a fondo le Sacre Scritture, predicano in ogni dove, offrono per tempo la decima a Dio, digiunano e pregano di frequente, inoltre, indossando i filatteri, spesso pregano nelle sinagoghe e agli incroci, usano le parole delle Scritture per dare lezioni agli altri. All’epoca, erano considerati molto devoti, i credenti migliori, quelli che di sicuro ricevevano la lode di Dio. Ma Dio conosce bene il cuore delle persone, vedeva la loro corruzione e per questo Gesù disse: “Ben profetò Isaia di voi ipocriti, com’è scritto: Questo popolo mi onora con le labbra, ma il cuor loro è lontano da me. Ma invano mi rendono il loro culto insegnando dottrine che son precetti d’uomini” (Marco 7: 6-7). “Guai a voi, scribi e Farisei ipocriti, perché pagate la decima della menta e dell’aneto e del comino, e trascurate le cose più gravi della legge: il giudicio, e la misericordia, e la fede. Queste son le cose che bisognava fare, senza tralasciar le altre” (Matteo 23: 23). Nelle parole di Gesù ai farisei si può vedere che questi si focalizzavano solo sulle regole e sulle cerimonie esterne, ma non hanno mai obbedito ai comandamenti di Dio, dunque Dio non loda la loro fede vana. I farisei seguono solo le cerimonie, non hanno mai cercato di conoscere Dio, non hanno la minima venerazione, hanno crocifisso Gesù fatto carne, commettendo un crimine atroce, diventando quelli che credevano in Lui ma che Gli resistevano. Dal fallimento dei farisei nella loro fede in Dio si può vedere che non importa quanto siano perfette queste dottrine e regole, non avranno mai una vera conoscenza di Dio e questa fede non avrà mai la Sua lode.

Dopo aver saputo ciò, ero turbato, temevo che nemmeno la mia fede avrebbe mai ricevuto la Sua lode. Mi sono messo subito a pregare chiedendo a Dio di guidarmi nella ricerca della vera via della fede. Ho letto un altro passo del libro:“‘Fede in Dio’ significa credere che Egli esiste; questo è il concetto più semplice della fede in Dio. Inoltre, credere che Dio esiste non è la stessa cosa di credere veramente in Lui; piuttosto, è un genere di fede semplice con forti implicazioni religiose. La vera fede in Dio significa fare esperienza delle Sue parole e della Sua opera nella convinzione che Egli ha la sovranità su tutte le cose. In tal modo sarai liberato dalla tua indole corrotta, realizzerai il desiderio di Dio e giungerai a conoscerLo. Solo mediante un percorso simile puoi affermare di credere in Dio”. “Poiché credi in Dio, devi nutrirti e dissetarti della Sua parola, sperimentarla e viverla. Solo questo equivale a credere in Lui! Se affermi di Credere in Dio ma non proferisci nessuna delle Sue parole o non le metti in pratica, non sei considerato credente in Lui. Questo significa ‘cercare il pane per soddisfare la fame’. Parlare soltanto di una banale testimonianza, di argomenti futili e superficiali, e non avere la benché minima realtà, non vuol dire avere fede in Dio Come tale[b], non hai compreso il giusto modo di credere in Dio”. “Comprendi la parola di Dio e mettila in atto. Mantieniti integro nei tuoi fatti e azioni; non si tratta di rispettare le regole o di farlo malvolentieri solo per farsi vedere. Piuttosto, questa è la pratica della verità e della vita secondo la parola di Dio. Soltanto una pratica di questo genere soddisfa Dio. Qualsiasi consuetudine che compiaccia Dio non è una regola ma è la prassi della verità”. Ho subito realizzato che credere davvero in Dio non significa credere solo che esiste. Piuttosto, significa sperimentare il Suo lavoro basandosi sull’idea che Dio ha creato ed è il sovrano di tutto, è la verità, la via e la vita, focalizzandosi sulla verità della parola di Dio e praticando seguendo la Sua parola nella vita quotidiana. Durante questo processo, dobbiamo cercare di conoscerLo, scacciando via la nostra corruzione e diventando persone che Gli obbediscono e Lo amano davvero. Solo in questo modo possiamo essere chiamati veri credenti. Non riuscivo a smettere di pensare alle parole di Gesù: “Non di pane soltanto vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio” (Luca 4:4).

La parola di Dio è la base della nostra fede, è la via per conoscere la Sua volontà. Quando abbiamo gli incontri, preghiamo, rendiamo grazie a Dio o diffondiamo il Vangelo dobbiamo cercare la Sua volontà nelle Sue parole. Agire secondo la Sua parola fa sì che questa diventi il nostro codice di comportamento quotidiano. Ma se seguiamo solo il processo e le regole e non ci sforziamo di capire il Suo volere o praticare la Sua parola, allora stiamo solo facendo cerimonie religiose e non è vera fede. Se continuiamo così, ci allontaneremo sempre di più da Dio e alla fine saremo abbandonati. Pensiamo a Giobbe: riteneva che Dio fosse il sovrano di tutto, si era focalizzato sul praticare la Sua parola nella vita quotidiana e seguiva la strada del timore di Dio e dell’allontanamento del male. In questo modo, ha capito che tutte le ricchezze umane erano date da Dio e non guadagnate col proprio lavoro. Dato che Lo conosceva davvero, quando la sua proprietà fu derubata dai ladri e i suoi figli morirono, non si lamentò con Dio dicendo: “Nudo sono uscito dal seno di mia madre, e nudo tornerò in seno della terra; l’Eterno ha dato, l’Eterno ha tolto; sia benedetto il nome dell’Eterno” (Giobbe 1:21). Giobbe era un vero credente, la sua fede ebbe la lode di Dio, è un uomo perfetto ai Suoi occhi e ha dunque ricevuto la Sua benedizione.

Ora so che la vera fede in Dio non è una cosa semplice. Solo se ci sforziamo di capire e di praticare la Sua parola e di conoscerLo possiamo credere davvero e dunque ricevere la Sua lode.

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