Testimonianze di fede – Dio è la nostra unica fonte di fiducia

Traduzione di Barbara Barozzi

Nel 1995 i miei due figli si erano ammalati contemporaneamente. Siamo andati ovunque a chiedere cure mediche, ma senza successo. Mentre i miei figli erano quasi andati, la salvezza del Signore Gesù discese sulla mia famiglia. Pregando il Signore, i miei figli si stavano riprendendo gradualmente. Fu la grande forza del Signore che salvò i miei figli dalla morte. Tutta la mia famiglia vide l’amore del Signore e sperimentò la Sua misericordia e la Sua compassione, così tutti noi abbiamo creduto nel Signore. Per ripagare il Suo grande amore, ho lavorato per il Signore con entusiasmo. All’epoca ero responsabile di oltre venti appuntamenti per i bambini.

Tuttavia, il Partito comunista cinese (PCC) si è sempre opposto alla nostra fede nel Signore. Una volta sono stato persino arrestata dalla polizia. Era un giorno dell’agosto 1998. Avevamo più di 80 fratelli e sorelle in una famiglia ospitante per riunirci. Quasi alla fine del raduno, abbiamo sentito parcheggiare le auto fuori casa. Poco tempo dopo, 5 poliziotti hanno aperto la porta e sono entrati. Hanno trascinato in modo aggressivo 10 fratelli e sorelle (5 fratelli, 5 sorelle), tra cui me a due auto della polizia in modo separato. Poi, hanno caricato il riso, la farina e le verdure dalla famiglia ospitante nella loro auto. Hanno anche chiuso il cancello anteriore della famiglia ospitante con un grande lucchetto, lasciando il resto degli oltre settanta fratelli e sorelle in casa e due poliziotti a guardia del cancello. In seguito, ci hanno condotti al commissariato di polizia locale.

Arrivati alla stazione di polizia, i poliziotti ci hanno tirato fuori dall’auto e ci hanno messi in fila nel grande cortile. Più tardi, due poliziotti hanno iniziato a interrogarci (uno interrogava e l’altro prendeva appunti). Ci hanno chiesto i nostri nomi, i nostri indirizzi e perché crediamo in Dio… Abbiamo risposto uno per uno. In seguito, ci hanno urlato contro perché volevano sapere chi fosse il nostro leader e chi avesse organizzato l’incontro. Tuttavia, nessuno di noi ha risposto. Poi hanno chiamato altri due poliziotti perché non avevano le informazioni che volevano. Hanno iniziato a picchiarci, alcuni ci hanno dato calci e altri ci hanno schiaffeggiato duramente sul viso. Soprattutto, alcuni fratelli erano rimasti immobili a terra dopo essere stati picchiati. Queste scene erano spaventose. In quel momento ero timida e spaventata. Non sapevo come ci avrebbero trattati dopo. Mentre ero così impaurita, ho ricordato le parole del Signore Gesù: “perché vi metteranno in man de’ tribunali e vi flagelleranno nelle loro sinagoghe; e sarete menati davanti a governatori e re per cagione mia, per servir di testimonianza dinanzi a loro ed ai Gentili. Ma quando vi metteranno nelle loro mani, non siate in ansietà del come parlerete o di quel che avrete a dire; perché in quell’ora stessa vi sarà dato ciò che avrete a dire” (Matteo 10:17-19). “E non temete coloro che uccidono il corpo, ma non possono uccider l’anima; temete piuttosto colui che può far perire e l’anima e il corpo nella geenna” (Matteo 10:28). Queste parole mi hanno resa forte e coraggiosa. Pensavo che il PCC potesse distruggere i nostri corpi ma mai le nostre anime. Dobbiamo essere determinati nel rendere testimonianza al Signore. Oggi, nonostante fossi stata arrestata dalla polizia, ho potuto vedere chiaramente che il PCC odia Dio, e quindi ha arrestato noi credenti. Per quanto perseguitati, non saremmo mai stati Giuda nel tradire la nostra chiesa e i nostri fratelli e sorelle. Dio ci ha voluto dare testimonianza di Sé davanti al PCC. Ci avrebbe sicuramente dato le parole che avremmo dovuto dire. Pensando a questo, avevo più fede e mi sentivo più sicura nel cuore, non avevo più paura.

In seguito, un giovane ufficiale di polizia mi diede alcuni schiaffi in faccia con ferocia e usò i pugni per colpire duramente la mia schiena. Dopo un po’, usò le sue scarpe di pelle per darmi calci molto forti alle gambe. Non si sono fermati fino a quando non ho più potuto resistito. A causa delle loro percosse, ho sofferto un grande dolore e ho avuto un momento di difficoltà a respirare. Poi, hanno iniziato a dare calci e pugni alla sorella maggiore della famiglia ospitante. Erano davvero disumani… Si fermarono solo quando furono stanchi. Infine, hanno chiuso 10 di noi in una cella buia di 15 m2 (circa 161 piedi quadrati). La finestra era piccola come un libro, quindi solo una traccia di luce poteva passare. Potevo solo vedere dove stavo e il resto dopo tanto tempo. A causa delle percosse, tutti noi eravamo in piedi con le vertigini e tutti soffrivamo così tanti dolori come se i nostri corpi si stessero spezzando. Siamo scivolati lungo il muro e ci siamo seduti in cerchio sul pavimento di cemento scuro. La stanza era così piccola che non potevamo nemmeno allungare le gambe, e tanto meno sdraiarci. Il primo giorno in quella cella buia, tutti noi avevamo bisogno di usare il bagno, ma non importava quanto gridassimo, nessuno è venuto ad aprirci la porta. L’abbiamo fatta nei nostri pantaloni poiché eravamo davvero disperati. Allora l’umiliazione, la rabbia e il dolore si radunarono tutti nel mio cuore, e io sentivo che i mezzi del PCC per trattare noi credenti erano veramente disumani; limitavano persino le nostre necessità di base e ci trattavano come animali, rendendoci così stanchi e imbarazzati; perdevano davvero ogni coscienza, e non avevano traccia di bontà. In quel momento non potevo che pregare il Signore in silenzio nel mio cuore. Nel ricordare i missionari occidentali venuti in Cina per diffondere i Vangeli, anche loro erano stati imprigionati, arrestati e tormentati dal PCC; e pensando a come il Signore Gesù ha sofferto la crocifissione per salvarci, il mio cuore si è placato e sono sentita confortata da questi esempi.

Il giorno dopo, verso mezzogiorno, la polizia ci ha detto che potevamo usare il bagno solo per 10 minuti una volta al giorno, alle ore 12. Il resto del tempo saremmo stati nella cella buia. Non abbiamo potuto utilizzare il bagno, non importa quanto fossimo disperati. A volte non riuscivamo a controllare e l’abbiamo fatta nei nostri pantaloni. Perché c’erano così tante persone in una stanza piccola e non c’era circolo d’aria, l’odore aveva impregnato la stanza, rendendoci nauseati e malati. La polizia cinese semplicemente non ha trattato noi credenti come esseri umani. Ma pensando al dolore e all’umiliazione che il Signore Gesù aveva sopportato quando era stato crocifisso per noi, abbiamo pianto, e allo stesso tempo ci siamo incoraggiati a rafforzare la nostra fede nel Signore. Insieme abbiamo recitato le parole del Signore: “Se uno vuol venire dietro a me, rinunzi a se stesso e prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vorrà salvare la sua vita, la perderà; ma chi avrà perduto la sua vita per amor mio, la troverà” (Matteo 16:24-25). “Beati i perseguitati per cagion di giustizia, perché di loro è il regno dei cieli. Beati voi, quando v’oltraggeranno e vi perseguiteranno e, mentendo, diranno contro a voi ogni sorta di male per cagion mia” (Matteo 5:10-11). Con le parole del Signore che ci guidano e ci accompagnano per tutto il tempo, sapevamo che era la Sua esortazione per noi. Così tutti abbiamo mostrato a Dio la nostra determinazione: dobbiamo rendere belle e forti testimonianze per il Signore! Non importa quale sia la loro repressione, non saremmo mai Giuda che tradisce il Signore e i fratelli e le sorelle…

Da allora, ci hanno chiamati uno per uno per gli interrogatori ogni giorno. Se non avessero ottenuto nulla da noi, ci avrebbero picchiati e dati calci. Dopo l’interrogatorio, ci sono sempre stati alcuni fratelli e sorelle che erano picchiati a sangue. In particolare, i fratelli giovani e le due sorelle giovani erano stati picchiati più duramente. Ogni volta che venivano rimandati in cella, non potevano fare altro che giacere immobili a terra. Se solo si fossero mossi leggermente, avrebbero provato un grande dolore. Tuttavia, non potevo che piangere silenziosamente e pregare il Signore perché la fede e la forza fossero con tutti noi e ci permettessero di dare testimonianza di Lui. I nostri fratelli e le nostre sorelle hanno dovuto subire percosse e interrogatori quasi ogni giorno. Sono stata interrogata cinque volte e picchiata due volte. La polizia mi ha schiaffeggiata, mi ha dato calci alla gamba, mi ha insultato con brutte parole e ha anche detto parole di condanna contro il Signore, che mi hanno ricordato ciò che il Signore ha detto: “Se hanno chiamato Beelzebub il padrone, quanto più chiameranno così quei di casa sua!” (Matteo 10:25). Il Nostro Signore è grande, santo e senza peccato. Eppure, fu insultato, condannato, flagellato e alla fine inchiodato alla croce dal popolo. Per salvarci, sopportò ogni tipo di dolore e di umiliazioni. Perché non posso io, come peccatore? Poiché il Signore mi ha donato una grande grazia e mi ha selezionata, devo tenere ben salde le Sue parole nella mia mente, obbedire a tutti i Suoi insegnamenti, portare testimonianze per Lui fino alla morte e seguirLo fino in fondo…

Laggiù non c’era acqua da bere e c’era molto poco da mangiare. Non potevamo dormire di notte e potevamo solo sederci o stare in piedi tutto il giorno. Il quarto giorno, il figlio della famiglia ospitante ha portato due ciotole di cibo per i suoi genitori. Come tutti noi non abbiamo mangiato per qualche giorno, il fratello maggiore ha condiviso il suo cibo tra i fratelli e la sorella maggiore tra le sorelle. Durante quei dieci giorni di prigionia, la polizia non ci ha mai dato cibo. Hanno permesso solo al figlio della famiglia ospitante di portare cibo ai suoi genitori. Anche se ci hanno maltrattati e hanno inflitto dolore al nostro corpo, con la presenza del Signore, ogni giorno Gli abbiamo pregato e cantato insieme inni di lode. I nostri cuori erano felici e non ci sentivamo molto affamati e assetati. In effetti, abbiamo sperimentato ciò che il Signore Gesù ha detto: “Non di pane soltanto vivrà l’uomo, ma d’ogni parola che procede dalla bocca di Dio” (Matteo 4:4). “Io son il pan della vita; chi viene a me non avrà fame, e chi crede in me non avrà mai sete” (Giovanni 6:35). Con le parole del Signore come nostra vita e potenza, non ci sentivamo affamati, ma vivevamo felici e pacifici. Grazie al Signore!

Il decimo giorno, si resero conto che da noi non poteva venire nulla, così ci rilasciarono dopo averci intimiditi e avvertiti per un po’. Quando siamo usciti, eravamo tutti come degli storpi. I nostri piedi non erano sotto controllo, così ci tenevamo l’un l’altro e cantavamo sulla via del ritorno: “La fede è forza, la fede è speranza. La fede può darci forza, la fede può vincere le guerre…” Al nostro arrivo, abbiamo visto due poliziotti a guardia del cancello della famiglia ospitante, la porta era ancora chiusa a chiave. Dopo aver aperto la porta, abbiamo visto che più di settanta fratelli e sorelle erano ancora dentro. Abbiamo chiesto come sono sopravvissuti senza cibo in questi 10 giorni. Hanno cercato di dire: “Il Signore Gesù ci ha detto prima ‘Non di pane soltanto vivrà l’uomo, ma d’ogni parola che procede dalla bocca di Dio’ (Matteo 4:4). Tutti noi abbiamo avuto le parole del Signore nella nostra vita, così non ci siamo sentiti affamati. Bevevamo solo acqua bollita tutti i giorni. C’era ancora un po’ di farina integrale sotto il letto che la polizia non aveva trovato quando ci ha tolto tutte le nostre cose. Così abbiamo bevuto acqua con farina integrale. Abbiamo anche trovato alcune mele, così negli ultimi giorni, abbiamo cotto l’acqua di mele da bere. In questo modo, siamo stati in grado di sopravvivere sotto la guida del Signore…”. In seguito, ci hanno chiesto come siamo sopravvissuti sotto la prigionia. Abbiamo condiviso le nostre esperienze anche con loro. Tutti piangevano dopo aver ascoltato, ma i nostri cuori erano rilassati. A causa di queste persecuzioni e torture, siamo cresciuti nella vita e ci siamo avvicinati al Signore. Abbiamo sperimentato che il Signore è la nostra unica fiducia e il nostro punto di forza nei nostri cuori. Sotto la Sua guida abbiamo potuto vincere tutti i tipi di persecuzioni dal PCC. Durante la persecuzione, tutti noi non abbiamo perso la fede nel Signore, ma abbiamo guadagnato una maggiore fede per seguirLo. In seguito, ci siamo ancora riuniti e abbiamo diffuso il Vangelo come al solito.