L’amore del Signore

L’amore del Signore

(Matteo 22:37-39) E Gesù gli disse: Ama il Signore Iddio tuo con tutto il tuo cuore e con tutta l’anima tua e con tutta la mente tua. Questo è il grande e il primo comandamento. Il secondo, simile ad esso, è: Ama il tuo prossimo come te stesso.

Adesso, parliamo del modo di amare il Signore e il prossimo come noi stessi. Questo concetto viene espresso direttamente da una prospettiva divina? Chiaramente no! Tutte queste cose sono state dette dal Figlio dell’uomo nell’umanità; soltanto una persona avrebbe potuto pronunciare una frase come “Ama il prossimo tuo come te stesso. Amare gli altri è come avere gran cura della propria vita”, e soltanto una persona avrebbe potuto esprimersi in questa maniera. Dio non ha mai parlato così. In ogni caso, Dio non adopera questo tipo di linguaggio nella divinità perché non ha bisogno di principi come “Ama il prossimo tuo come te stesso” per regolare il Suo amore per l’umanità, dal momento che l’amore di Dio per l’umanità è una manifestazione naturale di ciò che ha ed è. Quando mai avete sentito Dio pronunciare frasi come “Io amo l’umanità come Me Stesso”? L’amore fa parte dell’essenza di Dio e di ciò che ha ed è. L’amore di Dio per gli uomini, il modo in cui Egli li tratta e il Suo atteggiamento sono una manifestazione e un’espressione naturali della Sua indole. Egli non ha bisogno di compiere deliberatamente un’azione in una certa maniera, né di seguire intenzionalmente un determinato metodo o un codice morale per arrivare ad amare il Suo prossimo come Se Stesso – Egli possiede già questo tipo di essenza. Che cosa noti in tutto questo? Quando Dio operò nell’umanità, una gran parte dei Suoi metodi, delle Sue parole e delle Sue verità fu espressa nello stile dell’umanità. Ma nel contempo l’indole di Dio, ciò che ha, ciò che è e la Sua volontà furono resi manifesti alle persone affinché esse li conoscessero e li comprendessero. Esattamente esse conobbero e compresero la Sua essenza e ciò che ha ed è, che rappresentano l’identità intrinseca e la condizione di Dio Stesso. In altre parole, il Figlio dell’uomo fattoSi carne espresse l’indole intrinseca e l’essenza di Dio Stesso nella misura più larga e accurata possibile. Il lato umano del Figlio dell’uomo non rappresentò un ostacolo o una barriera alla comunicazione e all’interazione tra gli uomini e il Dio nei cieli, e di fatto fu l’unico canale e l’unico ponte di collegamento tra l’umanità e il Signore del creato. A questo punto, non credete che ci siano molte somiglianze tra la natura e i metodi del lavoro svolto dal Signore Gesù nell’Età della Grazia e l’attuale fase della Sua opera? L’attuale fase della Sua opera usa molti elementi del linguaggio umano per esprimere l’indole di Dio, e adopera anche una gran quantità del linguaggio e dei metodi presi dalla vita quotidiana e dalle conoscenze degli uomini per esprimere la volontà di Dio. Una volta che Dio Si fa carne, a prescindere dal fatto che Egli parli da una prospettiva umana o divina, una buona parte del Suo linguaggio e dei Suoi metodi espressivi viene comunicata attraverso il linguaggio e i metodi degli uomini. In altre parole, l’incarnazione di Dio è la tua opportunità migliore per vedere la Sua onnipotenza e la Sua saggezza, e per conoscere ogni reale aspetto di Lui. Quando Dio Si fece carne, mentre stava crescendo, arrivò a comprendere, imparare e capire una parte delle nozioni, del senso comune, del linguaggio e dei metodi espressivi degli uomini. Il Dio incarnato entrò in possesso di queste cose che provenivano dagli esseri umani che Egli aveva creato. Esse divennero strumenti con cui il Dio incarnato esprimeva il Suo aspetto divino e la Sua indole, e Gli consentirono di rendere la Sua opera più pertinente, autentica e accurata quando stava lavorando in mezzo alle persone, dalla loro stessa prospettiva e usando il loro linguaggio. Così, il Suo lavoro diventò più accessibile e più facilmente comprensibile per la gente, e Dio ottenne i risultati che voleva. Non è più pratico per Dio lavorare in questo modo nella carne? Questo non è un segno della saggezza di Dio? Nel momento in cui Dio Si fece carne e fu in grado di intraprendere l’opera che intendeva portare a compimento, Egli volle esprimere la Sua indole e il Suo lavoro sulla Terra, e poté iniziare ufficialmente il Suo ministero in qualità di Figlio dell’uomo. Ciò significò che non c’era più un abisso tra Dio e l’uomo, che Dio avrebbe presto smesso di comunicare attraverso messaggeri, e che Dio Stesso poteva esprimere personalmente le parole e l’opera che voleva nella carne. Significò anche che le persone salvate da Dio erano più vicine a Lui, che il Suo lavoro di gestione era entrato in un nuovo territorio, e che tutta l’umanità era sul punto di confrontarsi con una nuova era.

Chiunque abbia letto la Bibbia sa che quando nacque il Signore Gesù si verificarono molti eventi. Il più grave tra questi fu la caccia che Gli diede il Diavolo, a tal punto che nella Sua Stessa zona tutti i bambini dai due anni in giù furono trucidati. È evidente che, facendoSi carne tra gli uomini, Dio corse dei grossi rischi, ed è evidente anche l’elevato prezzo che Egli pagò per completare la Sua opera di salvezza dell’umanità. Altrettanto manifeste sono le grandi speranze da Egli riposte nel Suo lavoro in mezzo agli uomini nella carne. Quando il Dio incarnato fu in grado di intraprendere il Suo lavoro tra gli uomini, come Si sentiva? Le persone dovrebbero essere capaci di interpretare in parte le Sue sensazioni, giusto? In ogni caso, Dio era felice perché poteva iniziare a sviluppare la Sua nuova opera tra le persone. Quando il Signore Gesù fu battezzato e iniziò ufficialmente il Suo lavoro per adempiere al Suo ministero, il cuore di Dio era pervaso dalla gioia perché dopo così tanti anni di attesa e preparazione, finalmente Egli poteva assumere la carne di un uomo comune e cominciare il Suo nuovo lavoro sotto le sembianze di un uomo di carne e sangue che gli altri potevano vedere e toccare. Finalmente poteva parlare faccia a faccia e cuore a cuore con le persone, assumendo l’identità di un uomo, e trovarSi di fronte a loro parlando il loro stesso linguaggio e comportandoSi come loro; Egli poteva soddisfare le necessità degli uomini, illuminarli e aiutarli usando il linguaggio umano; poteva mangiare al loro stesso tavolo e condividere il Suo spazio con loro. Poteva anche vedere gli esseri umani e tutte le cose nel modo in cui li vedevano gli altri individui, e perfino attraverso i loro stessi occhi. Per il Dio incarnato questa era già la prima vittoria del Suo operato. Si potrebbe anche dire che essa sia stata il risultato di un grande lavoro – e ovviamente questa era la cosa che rendeva Dio più felice. Per la prima volta Dio sentì una sorta di conforto nel Suo lavoro in mezzo agli uomini. Tutti questi eventi erano molto pratici e naturali, e il conforto provato da Dio era davvero autentico. Secondo gli uomini, ogni volta che si raggiunge una nuova fase del lavoro di Dio e ogni volta che Egli Si sente gratificato, essi possono avvicinarsi a Lui e accostarsi anche alla salvezza. Per Dio queste circostanze corrispondono all’avvio della Sua nuova opera, e al momento in cui il Suo piano di gestione fa un passo avanti e, inoltre, la Sua volontà si avvicina al compimento completo. Per gli uomini l’arrivo di un’opportunità del genere è di buon auspicio e molto positivo; e per tutti coloro che aspettano la salvezza per mano di Dio, è una notizia di grande importanza. Quando Dio intraprende una nuova fase del Suo lavoro è davanti a un nuovo inizio, e quando questo nuovo lavoro e nuovo inizio vengono avviati e fatti conoscere agli uomini, il suo risultato è stato già determinato e ottenuto, e Dio ha già visto i suoi frutti e i suoi effetti finali. In questo stesso momento tali effetti rendono Dio soddisfatto e ovviamente fanno felice il Suo cuore. Perché, agli occhi di Dio, Egli ha già visto e stabilito le persone che sta cercando, e ha acquisito questo gruppo, un gruppo capace di rendere il Suo lavoro di successo e di portarGli soddisfazione, Dio Si sente rassicurato, mette da parte le Sue preoccupazioni, ed è felice. In altre parole, quando il Dio incarnato è in grado di intraprendere un nuovo lavoro in mezzo agli uomini, e comincia a fare ciò che deve senza impedimenti, e quando sente che ogni obiettivo è stato raggiunto, Egli ha già visto il risultato finale. E grazie a questo risultato finale Egli è soddisfatto e ha un cuore felice. Come viene espressa la felicità di Dio? Riuscite a immaginarvela? Dio piangerebbe? Può piangere? Riesce a battere le Sue mani? Sa ballare? Sa cantare? Che genere di canzone canterebbe? Ovviamente Dio canterebbe una canzone bellissima e commovente, che potrebbe esprimere la gioia e la felicità che albergano nel Suo cuore. Potrebbe cantarla per gli uomini, per Se Stesso e per tutte le cose. La felicità di Dio può essere manifestata in ogni modo – tutto ciò è normale perché Dio prova gioie e dolori, e i Suoi vari sentimenti possono essere espressi in diversi modi. Questo è un Suo diritto ed è la cosa più normale. Non dovreste soffermarvi ulteriormente sull’argomento, e non dovreste proiettare le vostre inibizioni su Dio, dicendoGli che non dovrebbe fare questa o quella cosa, che non dovrebbe agire in un modo o in un altro, per limitare la Sua felicità o qualsiasi altro Suo sentimento. Nei cuori delle persone Dio non può essere felice, non può versare lacrime, non può piangere – non può esprimere nessuna emozione. Attraverso ciò di cui abbiamo parlato in queste due occasioni, credo che voi non vedrete più Dio in questa maniera, ma Gli consentirete di godere di un po’ di libertà e di sollievo. Il che è una cosa molto buona. In futuro, se sarete in grado di percepire realmente la tristezza di Dio quando sentirete dire che Egli è triste, e se sarete in grado di percepire realmente la Sua felicità quando sentirete dire che Egli è felice – a dir poco riuscirete a sapere chiaramente e a capire cosa rende Dio felice e cosa Lo rende triste – quando ti sentirai triste perché Dio è triste, e ti sentirai felice perché Dio è felice, vorrà dire che Egli avrà conquistato totalmente il tuo cuore e che non ci saranno più barriere tra Lui e tu. Non proverai più a confinare Dio nei limiti dell’immaginazione, delle concezioni e delle conoscenze umane. In quel momento, Dio sarà vivo e vivido nel tuo cuore. Sarà il Dio della tua vita e il Signore di tutto ciò che ti riguarda. Avete questo tipo di aspirazione? Confidate nel fatto di poter raggiungere un obiettivo del genere?

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