le situazioni degli uomini negli ultimi giorni

Or sappi questo, che negli ultimi giorni verranno dei tempi difficili; perché gli uomini saranno egoisti, amanti del denaro, vanagloriosi, superbi, bestemmiatori, disubbidienti ai genitori, ingrati, irreligiosi, senz’affezione naturale, mancatori di fede, calunniatori, intemperanti, spietati, senza amore per il bene, traditori, temerari, gonfi, amanti del piacere anziché di Dio, aventi le forme della pietà, ma avendone rinnegata la potenza(2 Timoteo 3:1-5).

Ecco, vengono i giorni, dice il Signore, l’Eterno, ch’io manderò la fame nel paese, non fame di pane o sete d’acqua, ma la fame e la sete d’udire le parole dell’Eterno(Amos 8:11).

Rallegrati pure, o giovane, durante la tua adolescenza, e gioisca pure il cuor tuo durante i giorni della tua giovinezza; cammina pure nelle vie dove ti mena il cuore e seguendo gli sguardi degli occhi tuoi; ma sappi che, per tutte queste cose, Iddio ti chiamerà in giudizio! Bandisci dal tuo cuore la tristezza, e allontana dalla tua carne la sofferenza; poiché la giovinezza e l’aurora sono vanità. Ma ricordati del tuo Creatore nei giorni della tua giovinezza, prima che vengano i cattivi giorni e giungano gli anni dei quali dirai: ‘Io non ci ho più alcun piacere’; prima che il sole, la luce, la luna e le stelle s’oscurino, e le nuvole tornino dopo la pioggia: prima dell’età in cui i guardiani della casa tremano, gli uomini forti si curvano, le macinatrici si fermano perché son ridotte a poche, quelli che guardan dalle finestre si oscurano, e i due battenti della porta si chiudono sulla strada perché diminuisce il rumore della macina; in cui l’uomo si leva al canto dell’uccello, tutte le figlie del canto s’affievoliscono, in cui uno ha paura delle alture, ha degli spaventi mentre cammina, in cui fiorisce il mandorlo, la locusta si fa pesante, e il cappero non fa più effetto perché l’uomo se ne va alla sua dimora eterna e i piagnoni percorrono le strade; prima che il cordone d’argento si stacchi, il vaso d’oro si spezzi, la brocca si rompa sulla fonte, la ruota infranta cada nel pozzo(Ecclesiaste 12:1-8).

Come mai s’è oscurato l’oro, s’è alterato l’oro più puro? Come mai le pietre del santuario si trovano sparse qua e là ai canti di tutte le strade? I nobili figliuoli di Sion, pregiati al pari dell’oro fino, come mai son reputati quali vasi di terra, opera di mani di vasaio? Perfino gli sciacalli porgon le mammelle e allattano i lor piccini; la figliuola del mio popolo è divenuta crudele, come gli struzzi del deserto. La lingua del lattante gli s’attacca al palato, per la sete; i bambini chiedon del pane, e non v’è chi gliene dia. Quelli che si nutrivan di cibi delicati cadon d’inedia per le strade; quelli ch’erano allevati nella porpora abbracciano il letamaio. Il castigo dell’iniquità della figliuola del mio popolo e maggiore di quello del peccato di Sodoma, che fu distrutta in un attimo, senza che mano d’uomo la colpisse. I suoi principi erano più splendenti della neve, più bianchi del latte; aveano il corpo più vermiglio del corallo, il lor volto era uno zaffiro. Il loro aspetto è ora più cupo del nero; non si riconoscon più per le vie; la loro pelle è attaccata alle ossa, è secca, è diventata come un legno. Più felici sono stati gli uccisi di spada di quelli che muoion di fame; poiché questi deperiscono estenuati, per mancanza de’ prodotti dei campi. Delle donne, pur sì pietose, hanno con le lor mani fatto cuocere i loro bambini, che han servito loro di cibo, nella ruina della figliuola del mio popolo(Lamentazioni 4:1-10).

Ricordati, Eterno, di quello che ci è avvenuto! Guarda e vedi il nostro obbrobrio! La nostra eredità è passata a degli stranieri, le nostre case, a degli estranei. Noi siam diventati orfani, senza padre, le nostre madri son come vedove. Noi beviamo la nostr’acqua a prezzo di danaro, le nostre legna ci vengono a pagamento. Col collo carico noi siamo inseguiti, siamo spossati, non abbiamo requie. Abbiam teso la mano verso l’Egitto e verso l’Assiria, per saziarci di pane. I nostri padri hanno peccato, e non sono più; e noi portiamo la pena delle loro iniquità. Degli schiavi dominano su noi, e non v’è chi ci liberi dalle loro mani. Noi raccogliamo il nostro pane col rischio della nostra vita, affrontando la spada del deserto. La nostra pelle brucia come un forno, per l’arsura della fame. Essi hanno disonorato le donne in Sion, le vergini nelle città di Giuda. I capi sono stati impiccati dalle loro mani, la persona de’ vecchi non è stata rispettata. I giovani han portato le macine, i giovanetti han vacillato sotto il carico delle legna. I vecchi hanno abbandonato la porta, i giovani la musica dei loro strumenti. La gioia de’ nostri cuori è cessata, le nostre danze son mutate in lutto. La corona ci è caduta dal capo; guai a noi, poiché abbiamo peccato! Per questo langue il nostro cuore, per questo s’oscuran gli occhi nostri: perché il monte di Sion è desolato, e vi passeggian le volpi (Lamentazioni 5:1-18).