Vita cristiana: come un assetato di denaro si è liberato dalla schiavitù del denaro

Mia moglie mi disse: “Non riesci a camminare con la schiena dritta. Vai all’ospedale domani!”. Io, però, per non arrestare i miei guadagni, non trovavo mai un momento buono per farmi vedere da un dottore.

“Tieni più ai soldi che alla tua stessa vita! La zona lombare ti fa così male che a malapena riesci a girarti nel letto di notte, e al lavoro non riesci ad alzarti. Vai subito all’ospedale”, disse mia moglie. Date le continue pressioni, non ebbi altra scelta che trovare del tempo quel giorno per andare all’ospedale e fare degli esami. Risultò che avevo un’ernia del disco ed ero gravemente anemico. Il dottore mi suggerì di riposare di più e di non fare più straordinari. Se avessi continuato a lavorare come stavo facendo, non sarei più stato in grado di raddrizzare la schiena e sarei rimasto paralizzato più avanti nella vita. Le parole del dottore furono un fulmine a ciel sereno.

Tornato a casa, pensai a quanto avessi faticato per anni senza realizzare i sogni che mi portavo dietro da tanto, e per giunta ammalandomi col rischio di restare paralizzato. In quel momento gridai in cuor mio: “Perché le cose sono andate così? È sbagliato se voglio diventare ricco? Perché vivo nel dolore?”. Le lacrime iniziarono a scendermi sulle guance, incontrollate, e non potei fare a meno di ripensare al passato…

Per guadagnare più soldi, lavoravo anche quando ero malato

I miei genitori, entrambi contadini, provvidero alla nostra famiglia e pagarono le rette scolastiche faticando molto nelle loro attività agricole. Ciò nonostante, vivemmo una vita povera. Ogni volta che vedevo le persone ricche del mio villaggio comprare tutto ciò che volevano, vivere una vita agiata e parlare orgogliosamente, li invidiavo profondamente e credevo che avere tanti soldi fosse davvero una bella cosa, perché mi avrebbe permesso di condurre la stessa vita di chi appartiene all’alta società ed essere ammirato dagli altri. Pertanto, presi una tacita decisione: quando fossi cresciuto, avrei guadagnato tanti soldi e avrei vissuto una vita agiata. Inoltre, quando avevo delle difficoltà mi spronavo ad andare avanti con l’idea che “Il denaro non è tutto, ma senza non si fa nulla”.

Dopo essermi sposato iniziai a lavorare in una fabbrica di macchine private; la paga era buona. Anche se l’ambiente non era il massimo (l’officina era rumorosa e l’aria era piena di polveri di ferro e alluminio), ed eravamo costretti ad indossare la mascherina tutto il giorno, se avessimo lavorato sodo avremmo potuto guadagnare di più. Finché fossi stato volenteroso di lavorare sodo, avrei potuto guadagnare due volte tanto quello che guadagnavano gli altri. A quel tempo, in fabbrica, il primo turno andava dalle 8:00 alle 18:00 mentre l’ultimo andava dalle 18:00 alla 1:00 della mattina dopo. Per guadagnare di più, quando avevo il primo turno arrivavo prima di tutti gli altri, e mentre loro si riposavano dopo pranzo, io mi affrettavo alle macchine per continuare il lavoro; quando facevo l’ultimo turno, invece, mi fermavo sempre più degli altri. Tornavo a casa solo quando vedevo arrivare i colleghi del primo turno.

Una volta, a turno terminato, dopo che tutti i miei colleghi se n’erano andati, rimasi da solo a lavorare in un’officina di oltre 1.000 metri quadrati. Anche se essere lì da solo mi spaventava un po’, il pensiero dei soldi extra mi fece passare subito la paura. Dopo le 3:00 del mattino faticavo a tenere gli occhi aperti. Avevo paura che avrei potuto fabbricare prodotti non conformi, e avevo anche più paura di maneggiare male macchine e attrezzi e causare, quindi, dei rischi per la mia sicurezza, perciò mi diedi un bel pizzicotto sul braccio per darmi una svegliata. Passate le 5:00, una guardia della sicurezza mi vide mentre controllava l’officina e disse in tono brusco: “Cosa sta facendo?! C’è solo lei qui a lavorare. La sicurezza non va presa sottogamba. Raccolga le sue cose e vada a casa!”. Dopo essere stato obbligato dalla guardia a lasciare la fabbrica, io, stanco e affamato e con la testa che mi girava, me ne tornai a casa con la schiena dolorante. Ero così stanco che faticavo a tenere gli occhi aperti e le gambe erano deboli, ma riuscivo solo a pensare che mancavano tre ore all’inizio del primo turno, che equivalevano a un sacco di soldi persi perché me ne stavo andando a casa a dormire. A volte mi chiedevo perché mi ostinavo a stancarmi così tanto. Se avessi lavorato meno, come i miei colleghi, mi sarei sentito rilassato? Ad ogni modo, quando ritirai lo stipendio e vidi che era più alto di quello dei miei colleghi, fui molto felice e ritrovai la forza di fare gli straordinari. Pensai che se avessi continuato così, presto avrei potuto comprare una casa e una macchina, sarebbe stato meraviglioso!

Un pomeriggio di giugno del 2012, proprio mentre stavo per iniziare gli straordinari dopo pranzo, d’improvviso il mio naso iniziò a sanguinare e non riuscivo a farlo smettere. Non potei fare altro che recarmi all’ospedale per farmi vedere. Il dottore mi disse che avevo il setto nasale deviato e avrei avuto bisogno di un’operazione. Mi pianse il cuore al pensiero di pagare 8.000 yuan (poco più di 1000 euro) per l’operazione, perciò iniziai a pianificare il modo di rifarmi di quella spesa ancor prima di lasciare l’ospedale. Più ci pensavo, più volevo andarmene. Dopo due giorni di flebo e due trattamenti, il terzo giorno tornai alla fabbrica per fare il secondo turno. Vedendomi con la faccia gonfia, tanto che quasi non riuscivo ad aprire gli occhi, capo e colleghi dissero che tenevo più ai soldi che alla mia vita e mi suggerirono di pensare alla salute prima di tornare al lavoro. Io però ero acciecato dall’avarizia, perciò non credevo di aver fatto niente di strano. Pensavo: “Se non faccio soldi quando sono giovane, quando arriverò a vivere una vita agiata?” Tuttavia, visto l’ambiente malsano e il caldo, il mio naso era a rischio di infezioni e per questo il capo mi convinse a prendermi due settimane di riposo, dicendomi che se mi fossi preso un’infezione avrei speso più soldi di quanti ne avevo guadagnati in quei giorni. Le sue parole mi parvero ragionevoli. Se avessi avuto una ricaduta avrei speso molto di più, perciò non ebbi altra scelta che andare a casa.

vita cristiana: un assetato di denaro

Persi l’occasione di essere salvato da Dio perché ero acciecato dall’avarizia

Quando tornai alla mia città natale e mia madre vide fino a che punto avevo danneggiato il mio corpo per far soldi, mi disse: “Figlio mio, le persone spesso dicono cose come ‘Se è destino che tu abbia qualcosa, alla fine la avrai; se non è destino che tu la abbia, non continuare a chiederla’. Non dobbiamo paragonarci agli altri. Andiamo avanti come possiamo, e va benissimo”. Le parole di mia madre mi incuriosirono; mi sembrava cambiata. In passato era solita dirci di come tizio avesse comprato una casa e caio una macchina. Ci chiedeva anche di guadagnare di più per non essere inferiori agli altri e non essere guardati dall’alto in basso. Come mai ora aveva un’attitudine diversa? Dopo un po’, mi disse: “Figlio mio, ora credo in Dio. Leggendo le Sue parole, ho capito che la ricchezza che accumuliamo in questa vita è prestabilita da Dio e questo fatto non può essere modificato. Perché non leggi anche tu le parole di Dio?”. Pensai: “La società è basata sul denaro. Non ho nemmeno tempo a sufficienza per guadagnare, come posso averne per credere in Dio? Non so se la ricchezza di una persona è decisa da Dio; quello che so è che sono giovane e che dovrei usare questi anni preziosi per far soldi”. Visto il mio pensiero, risposi a mia madre: “Mamma, credere in Dio è una cosa buona. Vedo che la tua attitudine mentale è molto migliorata. Io, però, sono impegnato ogni giorni a far soldi: non ho tempo. Puoi credere in Dio con papà”. Dopo quell’incontro, mia madre mi predicò il Vangelo molte volte. Io, però, lasciavo che mi entrasse da un orecchio e mi uscisse dall’altro.

Dopo due settimane, essendomi rimesso quasi del tutto, tornai alla fabbrica e ripresi a lavorare giorno e notte per guadagnare di più. Un giorno, proprio quando stavo per bere un po’ d’acqua al termine del turno, sentii dei rumori all’esterno dell’officina. Incuriosito, andai a vedere di cosa si trattasse. Rimasi esterrefatto. Uno dei nostri saldatori, che era solito mangiare con noi a pranzo, giaceva su una barella, pallido e con l’espressione addolorata e rassegnata, si lamentava e aveva la coscia sinistra coperta da un pezzo di tessuto. I soccorritori lo portarono via immediatamente. In seguito, venni a sapere dai colleghi che voleva aumentare il ritmo di lavoro per guadagnare più soldi, e per questo aveva iniziato a lavorare su un pezzo prima che fosse saldato del tutto, ma il pezzo era caduto e gli aveva rotto l’osso della gamba. Era proprio vero: “Gli incidenti capitano, la vita è imprevedibile”. Proprio l’altro giorno era allegro e di compagnia, e guarda cos’è successo. La cosa però non arrestò la mia corsa al denaro. Mi dissi semplicemente di stare attento quando lavoravo.

A causa dell’ambiente rumoroso dell’officina, il mio udito peggiorò. La cosa mi causava ansia, perché avevo paura che potesse portare a qualche incidente, oppure a una sanzione per aver fabbricato pezzi non conformi. Il mio livello d’ansia era sempre molto alto. Per giunta, iniziai di nuovo ad avvertire dolore alla zona lombare. Ma la mia sete di denaro era talmente grande che continuai a lavorare sodo. Tuttavia, mia moglie non condivideva e spesso diceva che mi importava solo del denaro, e non di lei e di nostro figlio, perciò litigavamo spesso. Ero indifeso e sentivo così tanto dolore…

Ricordando tutto ciò e pensando alla mia diagnosi di ernia del disco, e a come avrei potuto restare paralizzato, non potei fare a meno di lasciarmi sfuggire un lungo sospiro. Pensai: “Bene, tutto ciò è successo perché ho lavorato troppo. Pensavo solo a guadagnare, ho persino trascurato la mia salute. Mia moglie aveva ragione: mi importa più del denaro che della mia stessa vita”.

A causa del dolore alla schiena, dovetti smettere di lavorare.

Ancora una volta, nel mezzo della confusione e dell’agonia, Dio mi mostrò misericordia

Quando tornai alla mia città natale nel giugno del 2013, a casa mia c’era un raduno di fratelli e sorelle. Quando mia madre disse loro del mio disagio, essi mi parlarono con molta pazienza. Questa volta decisi di mettere a tacere il mio animo e ascoltare con attenzione, invece di rifiutarmi a priori. Sentii queste parole di Dio: “L’Onnipotente ha pietà di questi esseri umani che soffrono profondamente. Allo stesso tempo, Egli è stanco di queste persone senza consapevolezza, perché deve aspettare troppo a lungo per ricevere una risposta da loro. Egli vuole cercare, cercare il tuo cuore e il tuo spirito. Vuole portarti acqua e cibo e svegliarti, in modo che tu non abbia più né sete né fame. Quando sarai stanco e quando comincerai a sentire la desolazione di questo mondo, non essere perplesso, non piangere. Dio Onnipotente, l’Osservatore, accoglierà il tuo arrivo in qualsiasi momento”, e percepii una meravigliosa sensazione di calore nel mio cuore: Dio mi stava chiamando. Dio conosce le sofferenze di ognuno di noi. Mi ha visto vivere in agonia e si è servito dei fratelli e delle sorelle per predicarmi il Vangelo. L’evento mi toccò profondamente. Poi, i miei genitori mi parlarono a lungo della parola di Dio, il che mi permise di capire che solo presentandoci davanti a Dio e ascoltando le Sue parole possiamo ottenere la Sua cura e le Sue benedizioni. Di conseguenza, accettai il Vangelo del Regno di Dio e iniziai subito a vivere una vita di Chiesa nella città in cui lavoravo. Nel tempo libero mi riunivo con i fratelli e le sorelle per cantare inni di lode: mi sentivo sollevato e libero. Non facevo più straordinari come in passato. A poco a poco, la mia schiena migliorò. Ciò mi fece sentire l’autorità e il potere delle parole di Dio, nonché l’importanza che esse avevano per me. Tuttavia, la mia comprensione della verità era talmente superficiale che non riuscivo a riconoscere i trucchi utilizzati da Satana per ferire le persone, perciò vedere uno stipendio alto mi rendeva ancora felice, mentre quando era basso cercavo di nuovo di fare straordinari per alzarlo. Così facendo, ebbi sempre meno tempo per leggere le parole di Dio; non riuscivo più nemmeno a quietare il mio animo durante gli incontri, ai quali ormai partecipavo due volte a settimana. Pensavo solo a guadagnare di più. In breve tempo mi ritrovai di nuovo a vivere nel dolore, senza sapere come liberarmene.

Pages: 1 2
Pages: 1 2