Testimonianze di fede – L’ispirazione che ho ricavato dall’esperienza di Giobbe

Traduzione di Adrian Sison

Recentemente, mi sono imbattuto in molte difficoltà nel mio lavoro, che mi hanno portato ad aprire il Libro di Giobbe e rileggerlo nuovamente. Ho visto le archetipiche parole pronunciate da Giobbe: “Nudo sono uscito dal seno di mia madre, e nudo tornerò in seno della terra; l’Eterno ha dato, l’Eterno ha tolto; sia benedetto il nome dell’Eterno” (Giobbe 1:21). “Abbiamo accettato il bene dalla mano di Dio, e rifiuteremmo d’accettare il male” (Giobbe 2:10)? Riflettendo su questi versetti, mi sono chiesto: Perché Giobbe fu in grado di pronunciare queste parole quando un disastro così grande lo colpì? Quale potere gli permise di dire quelle parole?

Con questa domanda, ho cercato ovunque, e finalmente ho trovato la risposta nel seguente passaggio di un libro spirituale: “Dentro di sé, credeva fermamente che tutti i suoi averi gli fossero stati concessi da Dio, e che non derivassero dalle sue fatiche. Quindi, non considerava queste benedizioni come qualcosa da cui trarre vantaggio, ma si tenne aggrappato a quella via che doveva, con le unghie e con i denti come principi di vita. Serbò le benedizioni di Dio, e rese grazie per esse, ma non ne era innamorato e non ne desiderava sempre di più. Questo era il suo atteggiamento verso le proprietà. Non fece niente allo scopo di guadagnare benedizioni, non si preoccupò e non si afflisse per la mancanza o la perdita delle benedizioni di Dio; non divenne sfrenatamente, follemente felice a motivo delle Sue benedizioni, non ignorò la via di Dio e non dimenticò la Sua grazia, a causa delle benedizioni di cui godeva di frequente”. Giobbe aveva ricevuto tante benedizioni da Dio, ma non le considerava come un qualcosa da capitalizzare, né si dimenticava della grazia di Dio per queste. Quando perse tutte le sue proprietà, invece di essere triste e afflitto o di riunire i suoi servi per andare a riprenderle, egli obbedì alla sovranità e alla disposizione di Dio.

 

Poi ho riflettuto su me stesso: Quando sono stato benedetto da Dio, nel lavoro, in tempi comuni, e tutto è andato per il verso giusto, mi sono sempre compiaciuto segretamente, pensando di avere le capacità, e ho spesso manifestato la mia brillantezza e i miei successi di fronte ai miei colleghi. Ma poiché ero arrogante, autocompiaciuto e presuntuoso, Dio nascondeva il Suo volto da me. Senza la leadership e la guida di Dio, ho vissuto nell’oscurità, diventando pazzo Non solo la mia prestazione lavorativa calò bruscamente, ma non riuscivo nemmeno a vedere i problemi nel mio lavoro. Ho anche pensato che non fossi in grado di svolgere questo lavoro e che sarei stato licenziato in qualsiasi momento. Vivendo in uno stato di depressione e delusione, mi ero lamentato della grande difficoltà del lavoro o mi lamentavo del fatto che i clienti e i responsabili fossero troppo esigenti… In quei momenti, Giobbe avrebbe potuto agire in una simile maniera quando si rese conto dalle sue esperienze che tutto ciò che possedeva gli era stato concessa da Dio. Questa umanità sarà realmente ammirata dalle generazioni successive. Al contrario, io, che ho creduto in Dio per tanti anni, sapevo chiaramente che tutti i risultati ottenuti sul lavoro provenivano dalle benedizioni di Dio, ma quando ho perso tali benedizioni, io ero infelice o, addirittura, negativo e battevo in ritirata…

Riflettendo sul periodo che ho attraversato, ho realizzato che, per salvarci, Dio ha creato per noi differenti ambienti in tempi differenti. Delle volte Dio dispone di un ambiente facile, in cui viviamo nelle benedizioni di Dio. In questi momenti, dobbiamo ringraziare Dio per la Sua grazia, e non dobbiamo rubare la Sua gloria. A volte Dio crea delle avversità per noi per perfezionarci al meglio. Per esempio, nel caso di Giobbe, dopo esser stato sottoposto alla prova della perdita di tutto e di mettere in pericolo la vita, vide Dio e disse, “Il mio orecchio avea sentito parlar di te ma ora l’occhio mio t’ha veduto” (Giobbe 42:5); un tale risultato si ottiene solo attraverso circostanze avverse. Un altro punto, che è particolarmente importante, è che non dobbiamo fraintendere la volontà di Dio mentre si stanno affrontando le avversità, dato che Dio non ha l’intenzione di abbandonarci né vuole che noi soffriamo quando Lui permette che le avversità ci colpiscono. A volte per esercitarci, attraverso le avversità, Dio ci guida a superare le difficoltà e a migliorare le nostre abilità professionali. Talvolta ci imbattiamo in un muro perché abbiamo delle false prospettive; e quindi anticipiamo Dio nell’esaminare noi stessi per conoscere i nostri punti di vista e farli trasformare. Delle volte, per via del fatto che c’è qualcosa di sbagliato nel nostro lavoro, ma non lo realizziamo, Dio ci permette di incontrare ostacoli in modo che ci forzi a fermarci e riconsiderare il lavoro, cosi da trovare i problemi e risolverli. … Tutto sommato, quando incontriamo le difficoltà nel nostro lavoro, esso contiene le intenzioni di Dio su vari aspetti, e ciò ci chiede di riflettere che ci obbligano a riflettere attentamente sulle attuali difficoltà.

I miei falsi punti di vista sono stati modificati dall’esperienza di Giobbe. Nelle mie esperienze future, sono disposto a cercare la volontà di Dio in tutte le cose e ad obbedire alle disposizioni di Dio. Quando non capirò o non vedrò chiaramente la volontà di Dio, non giudicherò più ciecamente e non fraintenderò la volontà di Dio. Perseguirò ad avere vera fede e obbedienza in Dio come Giobbe, raggiungendo una conoscenza più profonda di Dio.

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