Si può entrare nel Regno dei Cieli solo attraverso la salvezza?

Un giorno, durante la mia predicazione, parlai del disastro che stava per accadere. Esortai fratelli e sorelle a frequentare attivamente gli incontri, a mettere più impegno quando leggevano le Bibbia, e a mettere in pratica gli insegnamenti del Signore nella vita di tutti i giorni, così che avremmo potuto osservare e attendere il ritorno del Signore. Mi accorsi, però, che alcuni fratelli e sorelle si mostravano deboli e pieni di dubbi, non sapendo se sarebbero stati rapiti e portati al Regno dei Cieli. Allora spiegai: “Fratelli e sorella, la Bibbia dice: ‘Infatti col cuore si crede per ottener la giustizia e con la bocca si fa confessione per esser salvati’ (Romani 10:10). Finché nel nostro animo crediamo nel Signore, e confermiamo la nostra fede con le parole, la nostra fece ci farà ottenere la salvezza eterna. Quando il Signore tornerà, verremo sicuramente rapiti e portati nel Regno dei Cieli”. A quelle mie parole, molti fratelli e sorelle si rallegrarono e rafforzarono la propria fede. In quel momento, il collaboratore Zhang si alzò in piedi e disse: “Io non credo. Gesù Cristo disse: ‘[…] ma chi fa la volontà del Padre mio che è ne’ cieli’ (Matteo 7:21). È ovvio che solo coloro che compiono la volontà di Dio entreranno nel Regno dei Cieli. Anche se siamo stati salvati, viviamo in un ciclo di peccati e pentimenti. Questo non è compiere la volontà del Padre celeste. Non credo potremo entrare nel Regno dei Cieli”.

Le poche parole del collaboratore Zhang spensero l’entusiasmo di tutti. Mi guardai attorno, riflettei un attimo e mi affrettai a dire: “Fratelli e sorelle, fratello Paolo disse nella Lettera ai Galati 3:26: ‘Perché siete tutti figliuoli di Dio, per la fede in Cristo Gesù’. Ciò dimostra che se crediamo nel Signore, siamo figli Suoi. In quel caso, entreremo sicuramente nel Regno dei Cieli”.

Regno dei Cieli

Il collaboratore Zhang mi tolse la parola: “Fratello Ma, non sono d’accordo. In 1 Pietro 1:16 si legge: ‘Siate santi, perché io son santo’. E in Ebrei 12:14: ‘[…] e la santificazione senza la quale nessuno vedrà il Signore’. Da questi versi capiamo chiaramente che la sostanza di Dio è santa. Anche se siamo stati salvati, continuiamo a peccare e a confessarci spesso, quindi non diverremo mai santi. Non siamo degni di vedere il volto del Signore. Come possiamo entrare nel Regno dei Cieli?”.

A quel punto, fratello Chen si alzò. Indicò la Bibbia che teneva in mano, e disse serio: “Fratelli e sorelle, l’apostolo Paolo ha già detto chiaramente, in Romani 8:33-34: ‘Chi accuserà gli eletti di Dio? Iddio è quel che li giustifica. Chi sarà quel che li condanni? […]’. Noi siamo stati eletti da Dio. I nostri peccati del passato e quelli del futuro sono stati perdonati dal Signore Gesù. Egli non ci vede come peccatori. Siamo stati giustificati, perciò entreremo di certo nel Regno dei Cieli. È indubbio. Io sono d’accordo con fratello Ma”.

Il collaboratore Zhang disse, fermamente: “Fratelli e sorelle, dal momento che le Scritture dicono: ‘[…] e la santificazione senza la quale nessuno vedrà il Signore’, e anche il Signore Gesù disse che solo coloro che compiono la volontà del Padre celeste potranno accedere al Regno dei Cieli, ciò è prova sufficiente che solo coloro che raggiungono quel grado di santità potranno entrare nel Regno di Dio. Dobbiamo attenerci alle parole del Signore”.

Dissi, con voce piuttosto alta: “Amici collaboratori, per quanto riguarda la questione dell’essere salvati, Paolo ha già detto chiaramente: ‘Poiché gli è per grazia che voi siete stati salvati, mediante la fede; e ciò non vien da voi; è il dono di Dio’ (Efesini 2:8). ‘Ma se è per grazia, non è più per opere; altrimenti, grazia non è più grazia’ (Romani 11:6). Le parole di Paolo sono molto chiare. La salvezza del Signore ci viene donata a prescindere dalle nostre azioni. Se dipendesse da come ci comportiamo, si chiamerebbe ancora grazia del Signore? Di certo possiamo contare sulla Sua grazia per essere salvati e portati nel Regno dei Cieli”.

Fratello Chen alzò la mano e disse: “Fratello Ma ha ragione. Nella seconda lettera a Timoteo, Paolo disse: ‘Il quale ci ha salvati e ci ha rivolto una sua santa chiamata, non secondo le nostre opere, ma secondo il proprio proponimento e la grazia che ci è stata fatta in Cristo Gesù avanti i secoli’ (II Timoteo 1:9), perciò noi che crediamo in Gesù possiamo entrare nel Regno dei Cieli per mezzo della Sua grazia. Se alla base ci fossero le nostre azioni, chi mai potrebbe essere salvato?”.

Il collaboratore Zhang si alzò, concitato, e disse: “Fratelli e sorelle, l’entrata o meno dei fedeli nel Regno dei Cieli è decisa dalle parole del Signore Gesù o da quelle di Paolo? Sono le parole di Gesù o quelle di Paolo ad avere l’autorità necessaria? Non crediamo forse che il Signore Gesù è la verità, la via e la vita?”. Si guardarono tutti tra loro, poi, all’unisono, risposero: “Certo!”

Ciò che fratello Zhang disse mi ricordò una cosa. Pensai: “Ha ragione! Noi fedeli dovremmo concentrarci sulle parole del Signore, ma perché allora continuo a parlare delle parole di Paolo?” Pensando a ciò, mi calmai e continuai ad ascoltare il discorso di fratello Zhang.

Il collaboratore Zhang disse: “Dal momento che crediamo che il Signore Gesù è la verità, la via e la vita, e che le parole di Paolo vanno in contrasto con quelle del Signore Gesù, ciò mostrerebbe che le parole di Paolo sono contaminate. È frutto della volontà umana, non è la verità. Io crederei piuttosto alle parole del Signore Gesù: ‘[…] ma chi fa la volontà del Padre mio che è ne’ cieli’. Questo è l’unico parametro per l’ingresso nel Regno dei Cieli”.

In quel momento, anche fratello Guo si alzò emozionato e disse: “Noi fedeli dovremmo basarci sulle parole di nostro Signore Gesù, perché Egli è l’unico Signore del Regno dei Cieli. La Sua parola è l’unica verità e l’unica autorità. Il fatto che le Sue parole abbiano autorità significa che ciò che Egli dice, si compie. Paolo non è il Signore del Regno dei Cieli, le sue parole non hanno alcuna autorità e non si compiono. Paolo non è altro che un apostolo e possiede una natura umana corrotta. Lui stesso necessita della salvezza di Dio. L’ingresso degli individui nel Regno dei Cieli è deciso dal Signore Gesù. Quale diritto avrebbe, Paolo, di decidere se altre persone possono accedervi?”.

Vedendo che tutti annuivano in segno d’approvazione, domandai: “Fratello Zhang, hai ragione. Noi fedeli dovremmo basarci sulle parole del Signore Gesù. Io, però, non ho ancora ben capito la differenza tra l’essere salvato e l’essere ammesso al Regno dei Cieli. Potresti condividere la tua opinione?”.

Il collaboratore Zhang, calmo, rispose: “Negli ultimi giorni ho studiato a lungo questo aspetto. Io credo che l’essere salvati si riferisca all’essere liberati dalla condanna della legge e al perdono dei peccati. Ma coloro che sono stati salvati possono comunque opporsi e resistere a Dio tramite il peccato, perciò non sono santi e vivono ancora sotto il dominio di Satana, mentre coloro che possono entrare nel Regno dei Cieli sono coloro che compiono la volontà del nostro Padre celeste e obbediscono alle parole di Dio. Sono coloro che conoscono Dio si sottomettono a Lui e sono compatibili con Lui. Perciò, essere salvati e ottenere l’ingresso nel Regno dei Cieli sono due cose diverse. Proprio come disse il Signore Gesù: ‘Poiché molti son chiamati, ma pochi eletti’ (Matteo 22:14). Questo dimostra che coloro che vengono a credere nel Signore sono molti, ma solo pochi possono effettivamente entrare nel Regno dei Cieli. È anche manifestazione dell’indole giusta di Dio”.

Fratello Guo disse: “Concordo con fratello Zhang. Il Signore Gesù disse: ‘[…] il regno de’ cieli è preso a forza ed i violenti se ne impadroniscono’ (Matteo 11:12). Le parole del Signore ci dicono che esistono dei requisiti per accedere al Regno dei Cieli. Non è facile come crediamo. Non possiamo accedervi facendo affidamento solo sulla grazia. Dobbiamo impegnarci e seguire la via del Signore prima di potervi entrare”.

Anche se ciò che avevano detto era sensato, io avevo ancora dubbi. Dissi: “Per accedere al Regno dei Cieli dobbiamo compiere la volontà del nostro Padre celeste. Questo è corretto. Ma non abbiamo forse imitato Paolo, abbandonando tutto per l’opera del Signore? Molti fratelli e sorelle non si sposano e offrono la loro vita al Signore. Scalano montagne per predicare il Vangelo del Signore. Si può dire che ogni cristiano soffre molto e paga un alto prezzo per poter entrare nel Regno dei Cieli. Questo non equivale a compiere la volontà del nostro Padre celeste? Io credo che se continuiamo così, entreremo di certo nel Regno dei Cieli”.

Il collaboratore Zhang posò la sua Bibbia e disse: “Fratelli e sorelle, possiamo studiare attentamente la Bibbia. Il Signore Gesù non ha mai detto che se avessimo abbandonato tutto e avessimo lavorato sodo per Lui, avremmo guadagnato l’ingresso nel Regno dei Cieli. Ha detto semplicemente che: ‘[…] ma chi fa la volontà del Padre mio che è ne’ cieli’. Io penso che coloro che compiono davvero la volontà del Padre celeste siano coloro che amano Dio con tutto il loro cuore, con tutta la loro anima e con tutta la loro comprensione. Lavorano e soffrono per il Signore, non per ottenere benefici e possibilità, ma solo ed esclusivamente perché amano Dio e intendono ripagare il Suo amore. Si curano della volontà di Dio in ogni situazione, e qualsiasi cosa affrontino, non peccano e non resistono a Dio. Tutto ciò che fanno, lo fanno per liberarsi dai peccati e diventare santi. Solo queste persone, che lavorano in questo modo per il Signore, sono qualificate per entrare nel Regno dei Cieli”.

Fratello Guo, assorto nei suoi pensieri, disse: “Fratello Zhang ha ragione! La Bibbia dice che ‘[…] Chi opera la giustizia è giusto, come egli è giusto’ (I Giovanni 3:7). I giusti, qui, non sono coloro che sono ‘giustificati per fede’, ma coloro che compiono le opere della rettitudine e non peccano mai. Noi non mettiamo da parte tutto per l’opera del Signore, pecchiamo ancora spesso e non siamo davvero retti. Non siamo degni di entrare nel Regno di Dio”.

Io non ero d’accordo con lui, perciò replicai: “Ma Paolo disse: ‘Io ho combattuto il buon combattimento, ho finito la corsa, ho serbata la fede; del rimanente mi è riservata la corona di giustizia […]’ (II Timoteo 4:7–8). Noi predichiamo il Vangelo, fatichiamo e lavoriamo duramente per il Signore e seguiamo la Sua via. Non equivale forse a compiere la volontà del nostro Padre celeste?”.

Il collaboratore Zhang disse, in modo pacato: “Fratello Ma, secondo te, quando i farisei viaggiavano per terra e per mare, soffrendo molto pur di diffondere il Vangelo in ogni dove e mantenendo comportamenti all’apparenza buoni, stavano compiendo la volontà del nostro Padre celeste? Come tutti noi sappiamo, all’apparenza i farisei sacrificarono molto e soffrirono molto per Dio, eppure riuscivano comunque a opporGli resistenza e fecero crocefiggere Gesù. Ciò è prova sufficiente per affermare che adottare comportamenti all’apparenza buoni non equivale a compiere la volontà del Padre celeste, né sono prova di conoscenza o sottomissione a Dio. Allo stesso modo, oggi noi soffriamo per il Signore e adottiamo comportamenti molto buoni, ma pecchiamo spesso e resistiamo ancora a Dio. Non stiamo ancora compiendo la volontà del Padre celeste e non siamo ancora degni di entrare nel Regno dei Cieli!”.

Quelle parole mi convinsero. Viviamo tutti nel peccato, e questo è un fatto. Quando lavoriamo per il Signore, manteniamo comunque i nostri interessi personali e i nostri obiettivi affaristici, nonché un profondo desiderio di benedizione. Anche questo è un fatto.

Condividemmo tutti i nostri punti di vista e le nostre idee sull’argomento. Verso la fine dell’incontro, dissi felice a tutti gli altri: “Fratelli e sorelle, rendiamo grazie a Dio. Il dibattito di oggi ci ha permesso di comprendere che essere salvati non equivale a guadagnarsi l’accesso nel Regno dei Cieli. In effetti, ha ribaltato il mio punto di vista errato. Non possiamo essere salvati per grazia. Ho capito che per quanto crediamo in Dio e lavoriamo per il Signore, finché non ci libereremo dei peccati, non potremo mai davvero compiere la volontà di Dio. Di conseguenza, non potremo essere approvati da Dio, né entrare nel Suo Regno. Da questo si vede che Dio è il Dio santo e retto. Non possiamo continuare a credere in Dio basandoci sulle nostre nozioni e sulle nostre idee; invece, dovremmo partire dai requisiti posti da Dio per entrare nel Regno dei Cieli. Solo così potremo agire in armonia con la volontà di Dio, e solo allora Egli approverà la nostra fede”. Tutti i fratelli e le sorelle annuirono in segno di approvazione.


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