Dopo aver sperimentato la sofferenza della persecuzione, sono più risoluto ad amare il Signore

Nella mia famiglia, generazione dopo generazione, compresi i miei genitori, abbiamo creduto nel Signore Gesù. Una volta, quando ero un bambino ed ero seriamente malato, i miei genitori pregarono strenuamente il Signore con cuori e menti uniti, come una cosa sola. La potenza del Signore Gesù mi aiutò a sfuggire alla morte. Di conseguenza, i nostri vicini cominciarono tutti a credere nel Signore Gesù e a partecipare agli incontri a casa nostra. Noi fratelli e sorelle leggevamo la Bibbia, cantavamo inni e pregavamo Dio insieme, in modo che potessimo liberare i nostri spiriti. Ma poiché il governo cinese perseguita la fede religiosa, negli anni successivi la polizia venne alla nostra chiesa per minacciarci e arrestarci più e più volte. Inoltre, confiscarono i tavoli e le panche, dicendo: “Se continuate a credere in Dio, vi arresteremo tutti e vi daremo un assaggio di cosa significa essere imprigionati”. Al fine di evitare la persecuzione del governo, tutta la mia famiglia andò a vivere sulle montagne. I fratelli e le sorelle dovevano inerpicarsi su per le strette strade montuose, fino a casa nostra, per partecipare ai nostri incontri notturni. Gli incontri si concludevano sempre alle 3 del mattino, di modo che loro potessero essere a casa prima dell’alba. Ma anche allora il governo stese la sua mano violenta verso la nostra famiglia.

Un giorno d’inverno del 1986, durante un incontro, il mio cane improvvisamente cominciò ad abbaiare come un matto. Socchiusi la porta e vidi un’ombra saltare il muro di casa. La porta di casa si spalancò e sei poliziotti fecero irruzione. Mi affrettai a dire ai fratelli e alle sorelle di fuggire sulle montagne attraverso il cancello posteriore. Proprio quando ero al cancello con l’intenzione di bloccare la polizia facendo loro perder tempo, un poliziotto si precipitò su di me e mi chiese: “Sei tu Zhang Qiang?” Io risposi: “Si” Poi un secondo poliziotto mi diede un calcio: finii a terra e fui ammanettato con le mani dietro la schiena. Gli altri saccheggiarono selvaggiamente la casa. Grazie al Signore! Con la Sua protezione, i fratelli e le sorelle riuscirono a scappare dal pericolo. La polizia non trovò nessuno, quindi mi interrogò ferocemente: “Parla! Chi è venuto qui alle riunioni? Da dove vengono?” Non dissi niente. Un poliziotto mi afferrò per il colletto e disse maliziosamente: “Non vuoi parlare, vero? Ti porterò in un posto dove ti faranno aprire la bocca!” Poi mi spinsero nel loro veicolo e mi portarono alla stazione di polizia della città. Lungo la strada pregai ripetutamente il Signore, chiedendoGli di proteggere il mio cuore, di darmi l’ispirazione per quel che avrei dovuto dire e di darmi fede, affinché avessi potuto testimoniare per Lui.

Alla stazione, il capo picchiò sul tavolo e disse: “Qualcuno ti ha segnalato. Ha detto che alcune persone spesso entrano ed escono dalla vostra casa, e che alcune cose che gli abitanti del villaggio hanno perso sono state rubate da voi. Rispondi adesso! Da dove vengono quelle persone? Quante persone frequentano le riunioni ogni volta?” Non dissi niente. Improvvisamente disse, lentamente e in tono “più mite”: “Se parli, andrà tutto bene e ti lasceremo andare a casa”. Risposi: “È giusto e onorevole credere in Gesù. Noi non rubiamo o saccheggiamo. State cercando di spostare falsamente la colpa su di noi.” Sentendo le mie parole, il capo farfugliò: “Lascia perdere le sciocchezze! Non m’importa se avete rubato o no, perché qualcuno vi ha comunque denunciato. Parla! Chi erano quelle persone alle vostre riunioni? Dove vivono? Se me lo dici, ti lasceremo andare a casa; in caso contrario, non ti sarà permesso mangiare per tre giorni. E se ancora non parli, ti invieremo al centro di detenzione della contea e sarai rinchiuso lì per quindici giorni”. Poi un poliziotto sfilò la cintura dai miei pantaloni. Dovetti tenerli su con le mani, e fui rinchiuso in una piccola stanza buia. Non c’era niente nella stanza e il terreno era sporco e bagnato. In piedi in un angolo, pregai in silenzio: “O Signore, sono pronto a prendere la Tua croce e seguirTi. Non devo diventare un Giuda che vendette il Signore e i suoi amici. Tuttavia, in queste circostanze il mio cuore si sente molto debole. Signore! Per favore, dammi la fede e la forza!” Terminata la preghiera, pensai alle parole del Signore: “Beati voi, quando v’oltraggeranno e vi perseguiteranno e, mentendo, diranno contro a voi ogni sorta di male per cagion mia. Rallegratevi e giubilate, perché il vostro premio è grandene’ cieli; poiché così hanno perseguitato i profeti che sono stati prima di voi”. (Matteo 5:11-12). Le parole del Signore diedero fede e forza al mio cuore, e non temevo più la situazione in cui mi trovavo. Il giorno successivo, la polizia mi interrogò nuovamente: “Ci hai pensato sopra? Se ci hai pensato, firma con il tuo nome e garantisci che non crederai più in Dio. Lavora sodo e vivi una vita felice e tranquilla”. Li ignorai. Così puntarono alla mia testa, imprecando: “Tu non sai niente! Che faccia tosta! Ingrato!” Ma non importò come mi minacciarono, non ottennero comunque alcuna risposta. Dopo una settimana di prigionia, ancora non riuscivano a ottenere nulla da me, così si agitarono e dissero: “Non dici niente, vero? Quindi non prendertela se smettiamo di essere così gentili! Oggi ti porteremo all’Ufficio di Pubblica Sicurezza della Contea”. Prima di essere portato via, il capo mi minacciò ancora una volta: “Ti darò un’ultima possibilità. Se dici di non credere più, ti lasceremo andare a casa adesso. In caso contrario, ti porteremo all’Ufficio di Pubblica Sicurezza della Contea. Te la faranno vedere loro. Quando ciò accadrà, non avrai più scelta”. Vedendomi tacere, la polizia mi prese a calci e poi mi mandò all’Ufficio di Sicurezza Pubblica della Contea. Là, un poliziotto mi diede un’occhiata e disse con indifferenza: “Rinchiudetelo laggiù. Oggi sono impegnato. Me ne occuperò un altro giorno”. Ciò mi rese nervoso perché non sapevo come mi avrebbero trattato. Continuai a pregare il Signore nel mio cuore per chiederGli di darmi fede e forza affinché io potessi essere un testimone della fede, e non cedere a Satana. In quel momento, il Signore mi illuminò: “E non temete coloro che uccidono il corpo, ma non possono uccider l’anima; temete piuttosto colui che può far perire e l’anima e il corpo nella geenna” (Matteo 10:28). Nel pensare a ciò, il mio cuore immediatamente si riempì con una sorta di energia e non avevo più paura della situazione.

Il Signore ci ha accompagnato sulla strada difficile

Il giorno dopo, la polizia mi interrogò: “Ho sentito che hai una lingua tagliente e hai una fede incrollabile nel Dio degli stranieri”. Io dissi: “Lo stato non prevede che ci sia libertà di credo religioso?” Si avvicinò a me e con cattiveria mi diede uno schiaffo, con i suoi occhi feroci che mi fissavano. La mia testa iniziò subito a ronzare. Rise cupamente e disse: “Libertà di credo religioso? Questo non è altro che un sogno. È solo una scena per gli stranieri. In Cina non c’è libertà! Rispondimi, con quante persone sei in contatto? Quando fate i raduni? Vuoi ancora credere in Dio o no?” Vedendo che non avevo niente da dire, prese una cintura e mi frustò selvaggiamente la schiena. Ogni frustata mi causò un dolore penetrante al cuore. Mentre mi frustava, diceva: “Credi ancora…?” In agonia, pensai a ciò che dice la Bibbia: “Chiunque dunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io riconoscerò lui davanti al Padre mio che è ne’ cieli. Ma chiunque mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io rinnegherò lui davanti al Padre mio che è nei cieli” (Matteo 10:32-33). Di conseguenza, risposi con fermezza: “Credo”. Sentendo la mia risposta, mi frustò più forte, dicendo: “Vuoi credere? Credi in questo! Se vuoi opporti al partito comunista allora stai andando incontro la morte! Proprio quando il dolore delle frustate si era fatto davvero insopportabile, la scena del Signore Gesù deriso dai soldati, con una corona di spine sulla testa e il sangue che Gli scorreva lungo il volto, apparve nella mia mente. Il Signore Gesù soffrì tanta umiliazione e dolore per salvare tutta l’umanità. Pensando a questo, realizzai che ciò che stavo soffrendo io era nulla. Più meditavo sull’amore di Dio per l’umanità, più prendevo coraggio. Senza rendermene conto, le lacrime scorrevano incessantemente dai miei occhi e il dolore nel mio corpo fu alleviato. Non so quante volte il poliziotto mi frustò, ma vidi che alla fine sembrava stanco e senza fiato, e il sudore gli imperlava la faccia. Guardò il sangue per terra, dicendomi: “Stavolta t’è andata bene. Ti sistemo domani. Non credere che non possa sottometterti!” Diversi poliziotti mi trascinarono in una piccola cella nera. Volevo stare in piedi ma non riuscivo. La mia schiena era stata ridotta in una polpa sanguinolenta e i miei vestiti laceri erano attaccati agli squarci nella carne, quindi muovermi avrebbe comportato un dolore insopportabile. Non avevo altra scelta che giacere a pancia in giù sul pavimento e pregare il Signore in silenzio per chiederGli di darmi la forza di soffrire. A quel punto, le parole del Signore Gesù mi vennero in mente: “e chi non prende la sua croce e non vien dietro a me, non è degno di me” (Matteo 10:38). Da bambino spesso ascoltavo i miei genitori che mi insegnavano: “La verità è stata perseguitata fin dai tempi antichi. Se vogliamo seguire il Signore e il cammino della croce, dobbiamo soffrire in questi modi”. Pensando a ciò, non sentii più il mio dolore ma sentii che soffrire per il Signore e sopportare il dolore della croce era una cosa onorevole. Pertanto, il mio cuore fu confortato e diventai tranquillo e stabile.

Il terzo giorno, la polizia mi interrogò di nuovo. Un poliziotto disse ferocemente: “Hai riflettuto? Rispondi o no? Voi credenti siete degli sciocchi. Quale Dio? Se volete credere in qualcosa, credete nel PCC. La Cina fu conquistata dal partito comunista e è grazie ad esso che abbiamo l’odierna prosperità. Voi non avete niente di meglio da fare, quindi credete in Gesù. Volete credere nel Dio degli stranieri in Cina? Potreste, se foste in un paese straniero, ma se ancora persistete nella vostra fede qui, vi state opponendo al PCC. Allora sarete dichiarati contro-rivoluzionari e sarete condannati ad almeno tre anni di lavori forzati. Se non credi alle mie parole, vedrai di persona”. In quel momento, mi ricordai che la Bibbia dice: “Chi avrà trovato la vita sua la perderà; e chi avrà perduto la sua vita per cagion mia, la troverà” (Matteo 10:39). Le parole del Signore mi diedero fede e forza. Presi la decisione che non avrei mai tradito il Signore, persino se fossi stato imprigionato a vita o anche se avessi perso la mia vita. Vedendo che avevo la testa bassa e tacevo, i poliziotti stavano per iniziare a torturarmi di nuovo, ma improvvisamente ricevettero una chiamata e se ne andarono di fretta. Segretamente benedissi il Signore per il Suo amore. Era la protezione del Signore che mi aveva aiutato a sfuggire alla tortura. Dopo ciò ebbi più fiducia di poter sostenere la testimonianza nella fede al Signore e mai arrendermi a Satana.

Il quarto giorno, la polizia mi portò di nuovo nella stanza degli interrogatori. Uno di loro disse con un sorriso falso: “Vecchio, come ti sei sentito in questi giorni? Se hai cambiato idea, parla. Poi puoi andare a casa a medicarti le ferite. Hai una famiglia, non ti importa di loro? Sei così vecchio, ma soffri ancora questo dolore. Perché ti disturbi tanto?” Sapendo che ero nel giusto, dissi solennemente: “Noi esseri umani fummo creati da Dio. È una verità evidente che dovremmo adorare Dio”. A queste parole, lui mi aggredì ferocemente: “Beh, vedrò cos’è è più duro, la tua bocca o una pietra”. Poi prese una lunga panca e mi costrinse a inginocchiarmici sopra, con una pietra pesante decine di chilogrammi che mi penzolava dal mio collo, tenuta da una corda. Sentivo che il mio collo si sarebbe rotto, e allo stesso tempo il peso del mio corpo si scaricava sulle ginocchia, cosicché le mie gambe divennero intorpidite e doloranti. Poco dopo il sudore iniziò a sgocciolare dal mio viso. L’istante in cui cercai di mettere le mani sulla panca per diminuire la pressione sulle ginocchia, la polizia mi colpì le mani con violenza con una cintura di pelle, per impedirmi di farlo. Non avevo dove nascondermi, e la frustata lasciò molti segni sanguinanti sulle mie mani. Continuarono a torturarmi, costringendomi a restare inginocchiato sulla panca per diverse ore. Ogni volta che mettevo le mani sulla panchina perché non potevo resistere, mi frustavano con la cintura di pelle. A mezzogiorno, un poliziotto disse: “Rimani inginocchiato e non ti muovere. Dopo aver pranzato, continueremo”. A quel punto, difficilmente riuscivo a mantenermi in ginocchio sulla panca e pregai il Signore in tono pacato nel mio cuore: “O Signore, non importa quanto la polizia mi torturi, so che è consentito da Te. Se non lo permetti, Satana non può privarmi della mia vita. Desidererei solo che mi dessi fede e resistenza, così come la forza di soffrire. Preferirei essere imprigionato a vita che tradirTi”. Dopo la preghiera, il mio cuore si calmò molto, avevo ritrovato la forza e non mi sentivo stanco. Circa due ore dopo, la polizia tornò. Uno di loro mi indicò sorpreso, dicendo agli altri: “C’è davvero un Dio? È molto vecchio eppure non ha nulla, perfino dopo essere rimasto inginocchiato così a lungo. Sarà veramente che il suo Dio lo sta proteggendo?” Un altro disse: “Vecchio, ci hai riflettuto? Tu così soffri volontariamente. Se dici che non credi più, non sarà più necessario farti soffrire così. Se non confessi oggi, andrai in prigione per diversi anni. Lì vedrai cos’è l’inferno in terra. Ora, se vuoi dire che non credi, basta che metti le tue impronte digitali su questo foglio e poi potrai andare a casa”. Facendo affidamento sulla forza del Signore, non cedetti. Più tardi, fui condannato a tre anni di lavoro forzato con l’accusa di “essere un contro-rivoluzionario”.

In prigione, passai quegli insopportabili tre anni facendo affidamento sulle parole del Signore Gesù. Più avanti, il Signore creò una via di scampo per me: le guardie mi assegnarono alla squadra delle pulizie. Con quel lavoro mi sentivo relativamente libero e rilassato, e avevo il tempo di pregare il Signore e recitare la Bibbia. Mi aiutò a sperimentare la grande potenza e l’amore di Dio, e a vedere la Sua misericordia verso di me. In quel periodo, le Beatitudini erano l’inno che più mi piaceva cantare: “Beati i poveri in ispirito, perché di loro è il regno de’ cieli. Beati quelli che fanno cordoglio, perché essi saranno consolati. Beati i mansueti, perché essi erederanno la terra. Beati quelli che sono affamati ed assetati della giustizia, perché essi saranno saziati. Beati i misericordiosi, perché a loro misericordia sarà fatta. Beati i puri di cuore, perché essi vedranno Iddio. Beati quelli che s’adoperano alla pace, perché essi saran chiamati figliuoli di Dio. 1Beati i perseguitati per cagion di giustizia, perché di loro è il regno dei cieli. 1Beati voi, quando v’oltraggeranno e vi perseguiteranno e, mentendo, diranno contro a voi ogni sorta di male per cagion mia. 1Rallegratevi e giubilate, perché il vostro premio è grandene’ cieli; poiché così hanno perseguitato i profeti che sono stati prima di voi” (Matteo 5:3-12). La parola del Signore mi illuminava costantemente, mi guidava e mi fece capire che ero veramente benedetto ad essere perseguitato per causa della giustizia. Questa è una benedizione di Dio, ma non è che chiunque voglia la può ottenere. Mi ricordai che molti cristiani pii in passato furono perseguitati a causa della loro fede nel Signore, e queste persone furono benedette. Penso anche a una frase in Pietro 1: “Ma anche se aveste a soffrire per cagione di giustizia, beati voi! E non vi sgomenti la paura che incutono e non vi conturbate” (I Pietro 3:14). Pietro fu perseguitato dall’impero romano per il suo amore per il Signore e per aver predicato con audacia le parole del Signore. Pensai: Oggi, il cammino che percorro è lo stesso che percorsero innumerevoli santi attraverso i secoli, ed è anche quello verso cui il Signore personalmente ci aprì la strada. Tutto questo è la grazia del Signore per me, e ancor più, è la Sua benedizione per me.

Attraverso questa straordinaria esperienza, ho chiaramente visto che il governo ateo della Cina è veramente malvagio. La libertà di credo religioso prevista dalla costituzione è solo apparente, una scena per gli stranieri, in realtà è una dichiarazione completamente ipocrita. Il governo ateo della Cina appare virtuoso e morale, ma in segreto sopprime crudelmente e perseguita freneticamente i cristiani. Esegue arresti di massa, persecuzioni dei cristiani ed è ostile a Dio. Grazie al Signore per la Sua protezione e guida. Anche nella crudele persecuzione del governo cinese non persi la fede in Dio, ma invece sentii di più l’amore del Signore. La mia volontà di seguire e amare il Signore è più forte di prima.

Raccomandazione: L’Amore di Dio mi ha accompagnato durante grandi sofferenze