Testimonianze di fede – Un partner è un aiuto

Traduzione di Thea Marazzita

Un gruppo di granchi si muoveva per la spiaggia. Intanto, un gabbiano a caccia di cibo scese dritto in picchiata. Un attimo prima che un piccolo granchio diventasse il pasto del gabbiano, tutti i granchi si schierarono e sfoderarono le loro chele, puntandole contro il gabbiano. Possiamo certamente immaginare come finì. I granchi non avevano nemmeno un graffio, mentre il gabbiano perse alcune piume e rimase a bocca asciutta.

Una colonia di pinguini si trovava su un grande pezzo di ghiaccio. Intanto, uno squalo sfrecciò verso di loro, pregustando il lauto pasto. Proprio in quel momento, i pinguini, intelligenti, si riunirono tutti su un lato della lastra di ghiaccio, spostando il loro peso verso destra, in modo che l’altro lato si sollevasse. Era troppo tardi per scansarlo e lo squalo, lanciato a grande velocità, cozzò contro il ghiaccio, scomparendo nel mare.

Un nugolo di formiche era in marcia. L’ultima formica stava per essere risucchiata dalla lunga proboscide di un animale, ma la formica in testa ordinò immediatamente alle altre formiche di radunarsi formando una palla. Usarono i propri corpi per tappare la lunga proboscide. Così, l’animale dalla lunga proboscide non riuscì più a respirare e rischiò di morire soffocato. Le formiche si salvarono, proprio perché rimasero unite.

Questi animaletti riuscirono a sopravvivere, tutto grazie al loro spirito di coesione. E noi umani abbiamo la stessa coesione? All’inizio, Dio creò i nostri progenitori Adamo ed Eva, che ricevettero la benedizione di Dio, perché ascoltavano la Sua parola. Vivevano insieme, erano gentili e si amavano l’un l’altra, considerando l’altro come membro della famiglia. Gestivano il Giardino dell’Eden con un cuore e una mente. Ciononostante, dopo essere stati corrotti da Satana ed espulsi dal Giardino dell’Eden, dovettero darsi da fare e lavorare sodo per andare avanti. E per questa ragione si incolpavano, litigavano e discutevano tra di loro. Da allora, gli umani si svilupparono, generazione dopo generazione. Oggigiorno, ci preoccupiamo solo di noi, siamo costantemente in una ostinata competizione e nessuno concede nemmeno un dito all’altro. L’amore puro e la reciproca assistenza tra persone sono svaniti da tempo, non abbiamo nemmeno lo spirito di coesione e di mutuo soccorso delle piccole formiche.

Recentemente, anche tra me e la mia collega Jane sono sorti questi problemi al lavoro…

Era mercoledì. Il responsabile del nostro gruppo ci chiese di terminare un compito. Avevamo poco tempo e io avevo un altro lavoro urgente da portare a termine, perciò iniziò Jane. Alla sera mi disse di aver finito la bozza preliminare e me la mostrò. Dopo averla letta, pensai che era totalmente diversa dal progetto che mi aspettavo. Inoltre, pur non avendo chiaro il suo pensiero e i motivi per averlo espresso in quel modo, rifiutai subito il suo progetto. Rimasi in ufficio oltre orario e ne redassi uno nuovo. Quando il giorno seguente le mostrai la mia bozza, Jane accettò il mio pensiero e disse solo che sarebbero state necessarie alcune modifiche. Alle sue parole, sentendomi euforica, pensai: “Non è un grosso problema semplificare alcune frasi. Il mio pensiero è sostenibile, il che vuol dire che sono più abile di te professionalmente”. Inconsciamente, iniziai a compiacermi. Quello che non mi aspettavo era che lei rivedesse così tanto la mia bozza. Guardai quei segni: erano così pungenti e severi. Senza pensarci minimamente, rifiutai i suoi cambiamenti. Ero sicurissima che fossero inaccettabili. Allora ci prendemmo un’altra serata per finire il lavoro, senza però riuscirci. Non era poi così complicato, in realtà. Il problema era che ogni volta che Jane faceva una proposta, io la rifiutavo.

Era ormai passata l’una del mattino, quando finalmente toccammo il letto. Eppure mi sentivo come bloccata, non riuscivo a dormire. Decisi allora di parlarne con una sorella online. Iniziai a raccontarle di quanto Jane fosse arrogante, di come fosse attaccata alle sue idee e si rifiutasse di ascoltare le proposte altrui. Continuai così, senza mai parlare dei miei problemi. Dopo aver ascoltato il mio sfogo, la sorella disse lentamente: “Non rifiutare interamente le proposte altrui. Di fatto non è detto che siano errate. I pensieri altrui devono avere lati positivi, ma tu non li hai colti con il cuore. Quando il tuo pensiero è stato rifiutato, ti sei subito irata e non hai accettato i cambiamenti apportati alla tua bozza. Sei irragionevole. A dire il vero, il tuo pensiero potrebbe non essere così brillante ed eccezionale”. Le sue parole arrivarono come uno schiaffo. Malgrado ciò che disse mi giungesse così severo, non potei far altro che riconoscervi la verità.

Ripensandoci, dal momento in cui ci fu affidato il compito, non avevo mai considerato il pensiero di Jane in modo oggettivo e giusto. Mi ero messa al primo posto, volendo fare il lavoro a modo mio. Non avevo mai preso in considerazione le sue proposte. Questo ci causò molti problemi lavorando. Ciononostante, invece di analizzarmi in modo sincero, incolpavo lei. Dio, attraverso le parole di questa mia sorella, mi stava ricordando di cercare la radice del problema, permettendomi di comprendere quale fosse. Sentii del rimorso nel mio cuore. La sorella continuò: “Non importa quanto una persona sia abile, essa è comunque limitata. Se non consideri la tua partner come un aiuto, non riuscirai mai. In realtà la tua compagna non è un avversario e nemmeno un assistente di cui puoi fare a meno. Dovete supportarvi a vicenda e restare unite. La mancanza di una di voi porterà al doppio dello sforzo per ottenere la metà del risultato. Semplicemente, dopo essere stati corrotti da Satana, non sappiamo questa semplice verità. Ai nostri occhi quello che è importante è il nostro interesse. Siamo stati avvelenati dalle abitudini di Satana, ci dimeniamo per ottenere fama e guadagni, abbiamo pensieri come ‘se sei più bravo di me, allora non posso mettere in mostra la mia intelligenza’, ‘se ti approvo, non sembrerò inferiore a te?’ e così via. Queste abitudini dominano anche le nostre parole e le nostre azioni. Causano mancanza di amore e assistenza reciproca tra le persone. E per i nostri interessi, o per ottenere la cosiddetta ‘fama’ e il ‘prestigio’, combattiamo sia apertamente che in segreto. Riflettiamoci: Se il nostro partner è più bravo di noi e continuiamo a provare a migliorarci sulla base del suo lavoro, facendo del nostro meglio per collaborare con lui, puntando alla perfezione, non faremo il nostro lavoro in modo migliore? Per questo una persona davvero ponderata preferirà che il proprio compagno gli sia superiore: solo così riuscirà a progredire e avrà l’opportunità di attingere alle forze altrui per compensare le proprie debolezze. Per questo motivo spesso si dice: ‘meglio essere il servo di un eroe che il capo di un inetto’. Il rapporto tra partner è come quella tra dado e bullone. Possono assolvere alla loro funzione solo se usati insieme. Se separati sono spazzatura, non sono più di alcuna utilità”. A queste parole, riflettei su me stessa: Durante la mia collaborazione con Jane, non erano forse stati questi i miei pensieri? Di fatto, il problema non era che il pensiero di Jane non fosse buono, ma il fatto che io non avessi mai pensato ai vantaggi e ai punti di forza del suo progetto. Non era importante quanto il suo pensiero fosse buono: non volevo accettarlo. Non era importante quanto il mio pensiero fosse difettivo: non riuscivo a vederlo. Il mio cuore era concentrato su come mettermi in mostra. Per questo avevo tentato di respingere il suo punto di vista: non volevo accettare il fatto che le sue idee erano davvero migliori e più mature delle mie; pensavo che se l’avessi fatto, sarei apparsa incapace e avrei perso il mio status all’interno del gruppo, e me ne sarei vergognata.

Adesso, dopo un esame di coscienza, capivo che ero stata davvero corrotta da Satana ed ero stata così arrogante da perdere la ragione. Come pensavo di portare a termine qualcosa con quest’indole? Riflettendo su problemi tanto seri dentro di me, mi sentivo piuttosto depressa. Non sapevo cosa fare. Allora mi mostrai al cospetto di Dio in preghiera, parlandoGli con le parole che avevo nel cuore. Lo pregai di aiutarmi a rinunciare a me stessa, a vedere le qualità e i lati positivi della mia collega, e ad attingere alle sue forze per compensare le mie debolezze. Dopo aver pregato, Dio mi indicò le parole da leggere: “Ora è essenziale che impari come obbedire a ciò che è giusto e a ciò che viene dalla verità e che si conforma a essa; in questo modo cammini e ti eserciti nell’obbedienza verso Dio”. Le parole di Dio mi indicarono la via: obbedire a ciò che è giusto e a ciò che è conforme alla verità. Grazie Dio. Ora sapevo cosa fare.

Il giorno seguente, mettendo in pratica le Sue parole, ricevetti da Dio direzione e guida. Continuando a sistemare la bozza con Jane, imparai consciamente da lei, con mente aperta, ed ero desiderosa di trovarmi in accordo con lei per svolgere il lavoro al meglio. Dopo aver cambiato atteggiamento, vidi chiaramente che il pensiero da lei espresso il giorno precedente era perfettamente sostenibile, era davvero originale e aveva punti positivi. Ma l’ultima volta che ne aveva parlato, io non riuscivo a trovarli e nemmeno ad accettarli. Inoltre, avevo fatto di tutto per eliminare i suoi cambiamenti. Successivamente entrambe facemmo delle proposte. Lei presentò alcuni punti che non vedevo e io ne presentai alcuni che lei non vedeva. Non ero più prevenuta. Anche se avevamo un punto di vista che non era allineato a quello dell’altra, comunicavo con lei in modo serio, e presto giungemmo ad un accordo. In questo modo, ognuna di noi contribuì nel suo piccolo a migliorare il lavoro, sempre di più. Non ci mettemmo molto a finire. E il risultato superò ogni aspettativa.

Solo allora capii davvero: un compagno è davvero un aiuto. Ognuno di noi incontrerà persone, problemi o cose che non è in grado di gestire. Nessuno è perfetto. All’interno di una squadra, dovremmo imparare a mettere in pratica la verità e a ribellarci alla nostra corrotta indole arrogante; imparare a rimanere uniti e a cooperare, per imparare dai punti di forza altrui e annullare le nostre debolezze; imparare a mettere da parte noi stessi e ad ascoltare con attenzione le proposte giuste dell’altro. Solo così facendo possiamo costruire rapporti equilibrati con le persone, migliorare le nostre qualità e abilità professionali, diventando gradualmente persone utili, in grado di mettere in gioco ognuna delle abilità particolari che Dio ci ha donato, e portare a termine il compito al quale Egli ci ha destinati. Così saremo per Dio persone utili e testimoni.

Autore: Vera

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